Un altro morto dopo un fermo

Dopo Aldrovandi,Bianzino, Frapporti e Mastrogiovanni (entrambi quest'anno), si continua a morire di polizia:


 
28 ottobre 2009. Nell’Italia degli scandali, del potere in preda al delirio sessuale accade che un ragazzo, di 31 anni, possa morire a seguito di un arresto per detenzione di stupefacenti e dopo aver passato qualche giorno tra la caserma dei carabinieri e il carcere romano di Regina Coeli. I genitori di Stefano Cucchi, geometra di 31 anni, hanno potuto vedere il proprio figlio solo da morto per il riconoscimento.

Sul suo corpo hanno riscontrato i segni di evidenti lesioni: “una frattura alla mandibola, un occhio rientrato in un’orbita, alcune costole rotte". Nessuno ha ben chiaro cosa sia realmente accaduto. L’unica certezza è che Stefano Cucchi, in quei giorni, era in custodia in un primo momento presso i carabinieri e poi presso la polizia penitenziaria, prima di finire in ospedale.

 
Dall’istante in cui è uscita la notizia nessuno si è preso cura di fornire chiarimenti. Si profila un altro caso Aldrovandi. I genitori chiedono giustizia, noi pure. E’ inaccettabile che mentre nel Paese si discute di moralità pubblica e privata, un ragazzo possa perdere la vita nelle mani delle forze dell’ordine, tra il silenzio generale.
 
Un articolo dal Manifesto


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Ultime da Gradisca

Un giovane tunisino ricoverato all'ospedale di Gorizia con frattura di entrambi i calcagni riportate nel tentativo di fuga saltando oltre il muro di 3 metri del Cie. Solita farsa dei poliziotti che sorridevano allegramente alle urla di dolore del ragazzo. Da segnalare anche l'atteggiamento del personale del pronto soccorso che, come ormai consuetudine, trattava il paziente con "scarso senso deontologico" negandogli gli antidolorifici.
Erano circa lo ore 23.30 di ieri.

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SPAGNA 1936 – L'UTOPIA E LA STORIA

Il Coordinamento Libertario Isontino organizza

Staranzano 22 ottobre 20.30 – Sala Delbianco

Proiezione di

      SPAGNA 1936: L'UTOPIA SI FA STORIA     

filmato originale degli archivi iconografici della Confederación Nacional del Trabajo
TESTI: PINO CACUCCI
VOCI NARRANTI: PAOLO ROSSI E FRANCESCA GATTO

e presentazione del libro

 Anarchia e potere nella guerra civile spagnola
 

di Claudio VENZA

libro + dvd compongono il cofanetto intitolato SPAGNA 1936 – L'UTOPIA E LA STORIA, Elèuthera, Milano, 2009  che sarà disponibile nel corso della serata

Settant'anni fa, nel marzo 1939, le truppe del generale Franco entravano a Madrid ponendo fine a una guerra civile durata tre anni e indissolubilmente legata a una rivoluzione sociale di matrice libertaria. L'esito di quel drammatico triennio, che aveva visto il mondo intero partecipare, idealmente e praticamente, agli eventi spagnoli, è stato a lungo una ferita aperta nella storia dell'Europa democratica dopo i sanguinosi scontri tra istanze libertarie e totalitarie all'interno dello stesso schieramento antifascista. Solo molti decenni dopo è diventato possibile guardare a quei fatti con il rigore storico che l'emotività legata alla vicenda aveva prima impedito. Solo ora quel complesso scenario che ha strettamente legato guerra e rivoluzione può essere indagato con uno sguardo critico finalmente capace di sottrarre la "storia dei vinti" dall'amnesia in cui è stata relegata e ricondurla nel grande flusso dell'utopia realizzata.

introdurrà Mauro De Agostini dell’Istituto friulano per la storia del Movimento di Liberazione di Udine
sarà presente Claudio Venza autore del libro e docente di Storia della Spagna contemporanea presso l'Università di Trieste e condirettore della rivista "Spagna contemporanea".
Seguirà dibattito    

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OGGI COME IERI SBATTEZZIAMOCI TUTTI!

Esattamente un secolo fa in Catalogna veniva assassinato Francisco Ferrer. A seguito di questa uccisione molti furono i moti di protesta in giro per tutto il mondo e anche in Italia e più specificatamente nella zona di Trieste.
In particolare in questa zona il dissenso prese la forma di un diffuso allontanamento dalla religione cattolica con la respinta dell'atto del battesimo di oltre un migliaio di persone tra anarchici, liberali e socialisti.
A distanza di un secolo la violenza con cui la chiesa interviene nella vita pubblica è rimasta immutata: negazione dell'autodeterminazione; posizioni retrograde verso le donne e le persone omosessuali che servono da alibi a qualsiasi vile e criminale atto maschilista o squadrista; mortificazione del corpo soprattutto quello della donna (vedi le recenti prese di posizioni del Vaticano sulla cosidetta pillola del giorno dopo); atteggiamento antiscientifico, …
Per questo riteniamo che l'atto simbolico dello sbattezzo sia oggi come ieri necessario per non essere considerati, dalla stessa legge italiana, «sudditi» delle gerarchie ecclesiastiche, per rivendicare la propria identità di atei o agnostici, perché si fa parte di gruppi "maltrattati" dalla Chiesa cattolica: gay, donne, conviventi, ricercatori ecc. …
SBATTEZZIAMOCI TUTTI!

 

 qui trovate tutte le informazioni per sbattezzarvi. 

Se a qualcuno interessa il Supplemento a Umanità Nova n° 34 del 4 ottobre 2009 per i cento anni dalla fucilazione di Francisco Ferrer ci contatti…. 

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Presidio sabato pomeriggio davanti al CIE

Sabato 3 Ottobre dalle 16.00 si terra' un presidio davanti al CIE di Gradisca d'Isonzo, promosso da Sinistra Critica, al quale parteciperemo assieme agli altri compagni della regione. Per info sulla situazione all'interno del CIE vi rimandiamo ai due post precedenti.

Ecco l'appello:


 
Da molti mesi la protesta sta montando al CIE di Gradisca d´Isonzo così come in molti altri centri di detenzione in italia. La crisi economica ha colpito molto duramente i lavoratori migranti che sono stati i primi ad essere espulsi delle aziende. Il perverso intreccio tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno, creato ad arte dei governi di destra-centro-sinistra per avere manodopera ricattabile a basso prezzo, sta riempiendo a dismisura questi lager. Il pacchetto sicurezza entrato  in vigore nell´estate ha fornito l´unica risposta nota a questo governo: la repressione, con l´innalzamento fino a sei mesi del tempo di detenzione nei CIE.
 
A Gradisca nel corso dell´estate si sono succeduti scioperi della fame, tentativi di fuga, danneggiamenti. A fronte dell´ennesimo episodio di protesta lo scorso 21 settembre l´intervento delle forze dell´ordine coadiuvate dai militari della Brigata Pozzuolo del Friuli ha costretto una decina di detenuti al ricorso delle cure del personale ospedaliero. Alcuni di essi a detta delle testimonianze dei sanitari presentavano serie ferite. Un video diffuso su internet denuncia inauditi pestaggi con sangue che cola da muri e sbarre, scene da "macelleria messicana" già tristemente viste alla scuola Diaz di Genova. Nello stesso video pare evidente l´intervento di personale militare dotato di scudo e manganello. Un fatto inaccettabile che prelude alla militarizzazione dell´ordine pubblico la cui modalità di gestione diventa la stessa da Baghdad a Gradisca. 
Invitiamo a manifestare in maniera rumorosa, colorata e plurale davanti al CIE di Gradisca d´Isonzo sabato 3 ottobre a partire dalle ore 16:00, per esprimere la nostra solidarietà ai migranti reclusi, per chiedere chiarezza sui fatti del 21 settembre con l´apertura di un'inchiesta giudiziaria, per chiedere la definitiva chiusura di questi centri, anche in preparazione della manifestazione nazionale antirazzista del 17 ottobre. 

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DOPO LA VIOLENZA LE MENZOGNE

Dopo la pubblicazione del video del massacro di Gradisca in rete la grave situazione di repressione e violenza non poteva più restare occultata neppure dalla connivenza omertosa dei mezzi di comunicazione e già ci sono proteste contro gli aguzzini e solidarietà alle vittime.

Secondo Massimo Mauro – capo di Gabinetto della prefettura di Gorizia – le immagini diffuse su Youtube non sono attendibili: “Chi dice che sono state a Gradisca? E chi dice che non sia materiale vecchio riciclato a uso e consumo di qualche associazione antirazzista?” ha detto.
Dicendo queste cose vuole squalificare quanto emerge a propaganda estremista senza rispondere alle dure accuse che le immagini di quel video fanno, ma si sa che le montature sono un vizio poliziesco e quindi probabilmente attribuisce ad altri quanto a lui è naturale.
Quando poi Mauro dice: «Al Cie di Gradisca non c’è stato nessun pestaggio, anzi l'unico a essere stato ricoverato è stato un operatore di polizia che si è preso un calcio in una gamba» insorgiamo!
I pestaggi ci sono stati così come i ricoveri all’ospedale di Gorizia e se lo nega dice il falso!
Noi sappiamo, noi abbiamo visto i corpi martoriati!
Fin da lunedì 21 siamo venuti a sapere che all'ospedale di Gorizia era stato ricoverato un ragazzo tunisino con segni di ecchimosi sul corpo. E' arrivato scortato da due agenti piuttosto nervosi che non si sono mai allontanati. Volevano perfino entrare in sala diagnostica. Il ragazzo è stato sottoposto a Tc cerebrale ed rx colonna lombo-sacrale. Gli è stata riscontrata una brutta frattura vertebrale ( L2 o L3 ).
In un momento di " separazione" dagli agenti il ragazzo ha anche raccontato di essere stato picchiato dalla polizia.
Un fatto curioso è che nelle note anamnestiche del pronto soccorso di Gorizia (solitamente molto approfondite) si riportava solamente "trauma cranico e trauma lombare" senza ulteriori specificazioni riguardo la dinamica e le cause.
Il giorno successivo – martedì 22 – sono arrivati al P.S. di Gorizia almeno altri due feriti del CIE: in un caso sono state riscontrate fratture multiple alle ossa nasali e una frattura dell'orbita ( tunisino di 27 anni) e ad un altro di 42 anni la frattura di una mano.
Questi i casi di cui abbiamo conoscenza diretta ma forse altri ricoveri ci sono stati e molti altri feriti non saranno stati portati all’ospedale per evitare che la società entrasse in contatto con gli internati al CIE.
Analogamente a quanto accadde a Guantanamo le vittime dell’aggressione poliziesca riferiscono anche il caso di un Corano stracciato…
Dopo la rivolta diversi internati sono stati deportati in altri CIE per evitare nuove sommosse che però puntualmente arriveranno e nel frattempo i tentativi di fuga continuano: sabato hanno provato la fuga in cinque, due al mattino e tre al pomeriggio. Chi rompendo una finestra, chi scavalcando le mura o i cancelli purtroppo tutti sono stati ripresi, ma non saranno le botte, le menzogne e le mura a fermare la voglia di libertà!


Il CIE di Gradisca è un lager! LIBERI TUTTI!

SABATO 3 OTTOBRE PRESIDIO DAVANTI AL CIE DALLE 16.00 IN POI!

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Incontro con Gerhard Hoffmann: un antifascista senza frontiere

 
Domenica 27 settembre 2009 alle ore 10.30 a Ronchi dei Legionari in municipio (sala consigliare) incontro con Gerhard Hoffmann: militante socialista a Vienna, esule antinazista in Francia, combattente nelle Brigate Internazionali in Spagna e nella resistenza francese, volontario della pace in America Latina. Introdurrà la conversazione lo storico Marco Puppini.

Inoltre. Presentazione del libro di M. Puppini e C. Venza (a cura di) "Tres frentes de Lucha" Società e cultura nella guerra civile spagnola(1936-1939), Udine, KappaVu, 2009.

Organizzano ANPI Provinciale Gorizia, ANPI comunale Ronchi dei legionari, ARCI "E. Curiel" di San Canzian d'Isonzo.


Anche se Hoffmann non ha mai fatto autocritica sul ruolo dei comunisti durante la rivoluzione spagnola saranno presenti alcuni compagni anarchici della zona a distribuire stampa del movimento.

 

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