Val Pesarina: non solo orologi…

Oggi un gruppo di compagni del Coordinamento libertario e dell’USI AIT è andato in visita nella Val Pesarina.

Oggi la valle cerca di sopravvivere delle sue storiche risorse: una povera agricoltura, un irrazionale sfruttamento delle risorse boschive, piccola industria, limitato allevamento a fini caseari e un modesto turismo.

Il turismo, in particolare nella località di Pesariis (ma all’ingresso della valle ci accoglie il cartello “Val Pesarina: la valle del tempo”), si è sviluppato su uno strano festicismo per gli orologi. Tributo ai padroni della storica fabbrica pesarina Solari. Nelle vie del paesino se ne vedono di ogni foggia e tipo fino ad essere di lettura assolutamente incompresibile. Pare che la creazione di questa specie di percorso – che parte da un piccolo museo – sia stata fatta per sviluppare il turismo e per cui sono stati ottenuti perfino fondi europei. La cosa, per certi versi sconcertante, è che pare funzionare: perfino delle corriere portano torme di turisti in cappellino e calzoni corti a contemplare questi orologi arrampicandosi fino a questa sperduta valle alpina in cui il tempo scorre in modo ben meno frenetico che nelle città fumose da cui questi soggetti giungono. Per favorire l’affluenza di visitatori, cercando di competere con altre località carniche favorite dal turismo di massa come Arta Terme, Sappada, Zoncolan e altre, ci si attacca alle sovvenzioni regionali o statali. Vittima di questa forma assistenziale, dell’impoverimento culturale e politico della vallata è anche la storica Casa del Popolo che è in continuo riadattamento in vista di una destinazione d’uso di tipo alberghiero (bar, ristorante, camere). Speriamo che perlomeno l’archivio storico della Casa del Popolo riesca a trovarvi posto e venga messo in salvo dallo scantinato umido in cui giace ora che lo minaccia di compromettere seriamente.

Per noi la Val Pesarina non è la valle degli orologi, del turismo ricercato a fatica, della miseria strappata dai boschi.

La Val Pesarina è la valle degli anarchici.

Lo è stata dall’inizio del ‘900 con la nascita della Casa del Popolo e delle associzioni mutualiste fino alla fine del secolo quando in questa valle si sono celebrati prima il congresso dell’USI AIT nel 1996 quindi la Fiera dell’autogestione nel 1997 passando attraverso gloriose e tragiche pagine della Resistenza.

Ora, ma non da ora evidentemente, la presenza libertaria ha il suo fulcro nell’ottantaduenne Ido Petris depositario della memoria anarchica della valle (anche se Ido ci confessa che simpatizzanti anarchici ce ne sono una manciata… il fuoco arde sotto la cenere speriamo…). Ido nonostante l’età è ancora dinamico e mantiene i rapporti con i compagni della regione, ma non solo, che spesso vengono a fargli visita. La sua accoglienza è calda e per un’ora e mezza parliamo della vita in valle, di lavoro, miseria, anarchici e anarchia.

Dopo averlo salutato abbiamo concluso il nostro giro andando a trovare i caduti anarchici sepolti nei cimiteri della valle. A questo proposito è necessario sfatare un mito creato da Luigi Veronelli, che da queste parti veniva spesso a quanto ci dice Ido, e che scelse i vini della Fiera dell’autogestione del 1997. Veronelli aveva chiesto di venir sepolto nel cimitero anarchico di Pradumbli. A Pradumbli però non c’è alcun cimitero e in tutta la valle non esiste un cimitero che si possa dire strettamente anarchico. Data la storica forte presenza anarchica inevitabilmente tra le lapidi si possono tuttora leggere nomi come Libera, Risveglio, Idea, Luce o, nel cimitero di Prato Carnico, notare la tomba del comandante partigiano anarchico Italo Cristofoli “Aso”, morto nel 1944 a Sappada durante l’assalto ad una caserma tedesca. Anche la lapide dell’anarchico Giovanni Casali, il cui funerale ribelle nel 1933 mobilitò tutta la valle in un accorato ricordo e in una rabbiosa manifestazione contro il fascismo ormai dominante, non è in una stanza del municipio come, con alcune polemiche anarchiche, doveva inizialmente essere, ma sulla parete interna del cimitero di Pesariis.

Conoscendo Veronelli non possiamo che pensare che ad un estremo scherzo fatto per stimolare un turismo pesarino in senso libertario.

Suggestioni, memoria, la calda e roca voce dei compagni che ci invitano a riflettere e lottare, questo è quello che questa valle ha da offrire oltre agli orologi : non ci pare poco…

Luca

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