Monfalcone, l’anarchia e l’esperanto

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Vittorio ‘Toio’ Malaroda ad un convegno esperantista a Linz in Austria

Articolo comparso su A rivista anarchica anno 44 n. 391, estate 2014, pag. 20.

Ci sono molte tracce tematiche che possiamo riconoscere nella storia degli anarchici a Monfalcone (Gorizia). Com’è logico, il “caso Monfalcone” rappresenta un esempio concreto di questioni attinenti la storia del movimento operaio e dei movimenti popolari del Novecento. Antimilitarismo, solidarietà di classe, sindacalismo di azione diretta, antifascismo militante, spontaneismo e organizzazione, anticlericalismo e internazionalismo sono temi ricorrenti.
Il movimento anarchico monfalconese opera in modo preminente all’interno del Cantiere Navale Triestino, fondato nel 1908 da capitalisti asburgici, dove incrocia i lavoratori di diverse provenienze, in modo particolare istriani del Litorale, sloveni del Carso, coloni della campagna italiana, friulana e anche veneta nella variante bisiaca, la parlata del territorio monfalconese. Il fatto che le componenti alloglotte preminenti, quindi friulani e sloveni, evitino l’inurbamento conservando una dimensione di pendolarismo con la campagna fa sì che il movimento anarchico monfalconese si esprima inevitabilmente in lingua italiana.
Una vena internazionalista però percorre l’intera storia dell’anarchismo monfalconese e si esprime nella lingua internazionale esperanto.
L’esperanto (Speranza) è la lingua internazionale neutrale proposta nel 1887 dal medico e poliglotta ebreo Ludovico Lazaro Zamenhof, vissuto nella parte occidentale dell’Impero zarista (oggi Polonia). Dal decennio successivo al 1895 l’Esperanto si diffonde in Europa occidentale, in maniera particolare in Francia. Anche l’Austria-Ungheria – a cui all’epoca appartiene Monfalcone – ne conosce una precoce diffusione soprattutto grazie al viennese Alfred Hermann Fried. La sua attività prolifica viene riconosciuta a livello mondiale tanto che nel 1911 gli viene consegnato il Premio Nobel per la pace.
La lingua elaborata da Zamenhof trova precoce diffusione anche negli ambienti anarchici del Litorale Austriaco tanto che ‘Esperanto’ è lo pseudonimo usato da un corrispondente da Pola della prima serie di “Germinal” – il giornale anarchico di Trieste tuttora esistente – del 1907. Anche a Monfalcone è attivo un Circolo Esperantista perlomeno dal 1912, come emerge dai comunicati che appaiono sul giornale “Il Socialista Friulano”. L’anarchico Cobau (talvolta citato come Cobal o Kobal) è uno dei principali animatori del Circolo essendone segretario.
Dopo la parentesi bellica, in cui anarchici e pacifisti vengono internati o diventano profughi, a fine giugno 1920 si costituisce a Monfalcone, con buon numero di aderenti, il Circolo Libertario di Coltura che prende il nome di Caffè Esperanto e che probabilmente ha collocazione all’interno delle istituzioni operaie socialiste visto che presso l’Archivio del Comune di Monfalcone non sono presenti atti a riguardo (né commerciali, né edilizi). Di questa parentesi di storia degli esperantisti libertari monfalconesi non ci sono altre tracce. La loro memoria è stata cancellata o occultata da anni di violento fascismo e da una guerra atroce.
Finita la guerra un’altra generazione di anarchici si affaccia a Monfalcone ma la costante dell’interesse per l’esperanto rimane. Anarchico e principale attivista esperantista è Vittorio Malaroda che insegna la lingua internazionale agli operai del cantiere e traduce e scrive poesie in esperanto. Malaroda è uno dei due rappresentanti italiani della Sennacieca Asocio Tutmonda (Associazione Anazionale Mondiale – SAT – un’associazione esperantista indipendente mondiale) ed è, a fine anni ’70, tra gli organizzatori della Conferenza degli esperantisti di Alpe Adria (comprendente Carinzia, Stiria, Slovenia e il territorio del Friuli Venezia Giulia).
Malaroda non subisce la perquisizione della sua abitazione dopo la strage di piazza Fontana come invece accade a Mario Candotto, altra figura di anarchico ed esperantista che in seguito si avvicinerà al PCI. Durante la perquisizione a casa di Candotto quando i carabinieri trovano una scatola contenente la corrispondenza internazionale in esperanto vanno in fibrillazione. La repressione riesce nell’intento di scardinare la presenza libertaria e le strade di anarchici ed esperantisti si separano con la morte di Malaroda avvenuta nel 2003.
Una storia quasi sconosciuta, quella degli anarchici esperantisti monfalconesi, che ci rivela un ambiente formato da persone coerenti con il proprio internazionalismo e spirito libertario.

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