Land grabbing: una questione che ci riguarda da vicino

VENERDÌ 3 DICEMBRE ALLE ORE 18:30 al CAFFE’ ESPERANTO

Incontro con Daniele Ratti [1]
Il Land Grabbring è l’accaparramento massivo, “legale” o “illegale”, di terre da parte di multinazionali o entità nazionali o straniere a danno delle popolazioni locali.
“Terreni usati per coltivare, e poi esportare cibo, per i biodiesel, o come nuovo strumento per macinare profitti. Ma anche per progetti di estrazione mineraria, progetti industriali e turistici, urbanizzazione. A farne le spese, spesso, è il manto forestale. E le biodiversità.”[2]
Questo fenomeno sta cambiando la geografia politica ed economica e soprattutto sta modificando profondamente l’ambiente.
Il Land Grabbing dall’inizio del 2000 ha introdotto, una nuova ed inedita forma di colonialismo nel quale gli attori principali non sono gli Stati ma i grandi gruppi finanziari mondiali.
La terra viene trasformata in coltura estensiva per soddisfare le esigenze dell’agricoltura di speculazione e se non viene coltivata diventa uno strumento puramente finanziario.
La distruzione permanente degli habitat ecologici locali e la speculazione finanziaria avviano i territori in un percorso di “non ritorno” dove il prezzo lo pagano le popolazioni locali e soprattutto le donne, protagoniste, specie in Africa, dell’economia di sussistenza che finora garantiva il primario soddisfacimento dei bisogni locali.”
“Cina, Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera, Canada e Russia sono i principali investitori. Mentre i principali paesi che vendono sono Perù, Repubblica Democratica del Congo, Ucraina, Brasile, le Filippine e la stessa Russia. Tra i continenti, a essere più colpita è l’Africa, dove tra i grandi investitori vi sono anche paesi del Medio Oriente quali Arabia Saudita, Qatar, Kuwait e Abu Dhabi.
Alcuni casi specifici riportati sono le operazioni di compagnie petrolifere in Amazzonia, l’estrazione di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo, l’estrattivismo di petrolio e minerali in Perù e gli investimenti terrieri in Camerun e Angola.”[3]
«Il Land grabbing risponde ad una logica che va in direzione contraria a quella della sostenibilità. Ma la sostenibilità appare l’unico approccio ragionevole percorribile sul lungo termine» .

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Leggi l’intervista a Maura Benegiamo comparsa su Germinal n. 130:

https://libertari-go.noblogs.org/la-terra-dentro-il-capitale/


Qui gli articoli di Daniele Ratti che parlano di Land grabbing su Umanità Nova

https://umanitanova.org/tag/land-grabbing/

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