1° maggio a Monfalcone

Il primo maggio, Festa Internazionale del Lavoro, Monfalcone Meticcia e l’Associazione Esposti Amianto danno, per la terza volta, appuntamento a presso la Piazzetta Esposti Amianto a Panzano. Aderiscono i sindacati di base e libertari, associazioni e collettivi organizzati, individualità antagoniste, auspicando la partecipazione dei cittadini nel rispetto delle normative anti covid.
Come nelle occasioni precedenti, questo evento metterà al centro i temi del lavoro e dell’ambiente, del reddito, dei diritti e del razzismo, in una città da anni metafora delle politiche liberiste del Paese, dove il lavoro è merce di nessun valore.
Dopo un anno di emergenza pandemica e sociale è importante riportare il 1° maggio a Monfalcone come giornata di lotta e partecipazione.
Il peso della pandemia e dell’emergenza climatica sui destini dell’umanità, rendono ancora più precaria e difficile la vita delle popolazioni. Alla luce delle gigantesca concentrazione dei profitti nelle mani di pochi diventano fondamentali le rivendicazioni sociali.
I governi, la politica, assecondando le politiche neoliberiste, attraverso meccanismi di controllo poliziesco fomentano paure e insicurezze nella popolazioni delle città e fiancheggiano l’autoritarismo nei posti di lavoro.
Proprio in queste ore con, il consenso di quasi tutto il Parlamento, e una maggioranza trasversale, è stato varato il Recovery Plan, dettato da Mario Draghi, attuale presidente del Consiglio, con un passato nelle tecnocrazie europee. Un piano voluto principalmente da Confindustria e UE, che impegnerà il futuro del Paese verso una deriva liberista che privilegerà le privatizzazioni distruggendo il poco che resta dello stato sociale. Debiti per foraggiare imprese e Grandi Opere, colate di cemento presentate come sviluppo Green.
Nel contempo diventa sempre più tangibile l’ulteriore precarizzazione del lavoro, che colpisce soprattutto le donne, i giovani e i migranti, introducendo ulteriori forme di sfruttamento sottopagato.
Ma anche nel cosiddetto “spazio dei tutelati” ci sarà un cambiamento verso il basso esercitato attraverso i mancati i rinnovi contrattuali, con la complicità dei sindacati confederali. Emerge la volontà del governo e dei potentati di dirottare salario diretto, indiretto e differito (stato sociale e pensioni), al sistema privato, con il cosiddetto welfare aziendale, strategie pianificate mentre le persone, chiuse nelle case per la pandemia, studiavano, lavoravano, compravano e producevano, online, attraverso il lavoro da remoto.
Un anno fa, non a caso, dicemmo:
”Le vittime del profitto […] e ora vediamo lavoratori mandati al macello perché la produzione non deve fermarsi e gli operatori della sanità massacrati da turni di lavoro devastanti. Anziani fragili, nelle case di riposo, prime vittime della distruzione del diritto alla salute. Migliaia di persone morte di Covid ( L’Italia ha il più alto tasso di mortalità europea) per mancanza di risorse in una sanità depauperata da decenni di privatizzazioni mascherate. La povertà sta dilagando e una grossa parte della popolazione si ritrova senza alcun reddito, allo sbando, senza protezione sociale perché il precariato ha distrutto ogni parvenza di sicurezza e di speranza futura […] Con la crisi sanitaria in atto, diventa ancora più cruenta quella economico sociale, in assenza delle basilari tutele a garanzia generali, come il sostegno al reddito, il blocco degli affitti, dei mutui e delle bollette”. Per non parlare di quelle misure che dovrebbero salvaguardare ed aumentare l’occupazione, con la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario per tutte e tutti”.
La pandemia è uno spartiacque, quindi, ma non come ci viene imposto dai media mainstream, tra anziani e giovani, tra italiani e stranieri, tra chi vuole aprire e chi vuole chiudere, ma tra chi sfrutta e chi è sfruttato.
L’emergenza Covid-19 non è solo una questione di classe, ma è anche una questione di genere, in questo senso il dato occupazionale femminile fotografa una situazione drammatica, nello scorso dicembre, infatti, hanno perso il lavoro 101 mila persone di cui ben 99 mila erano lavoratrici; dei 444 mila senza lavoro il 70% è donna.
E’ esattamente per tutti questi motivi che siamo ancora più determinati nello stare assieme (nel rispetto del distanziamento fisico), uniti nel “festeggiare” il 1° maggio, come occasione di socialità e confronto a maggior ragione in un luogo come Panzano, simbolo dell’anima proletaria, popolare e meticcia della nostra città

Da Panzano, quartiere operaio di Monfalcone, epicentro simbolico della tragedia dei morti per amianto, Alessandro Morena dell’Unione Sindacale Italiana con la sua sede al Caffè Esperanto parla di amianto e diffidenza per la carità pelosa di istituzioni e stampa di regime


 

Luca Meneghesso – USI CIT e Caffè Esperanto – sottolinea l’importanza di riportare la manifestazione del Primo maggio a Monfalcone sottolineando le radici anarchiche della giornata


Video della diretta dalla pagina di Potere al popolo isontino


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