Solidarietà incondizionata a Zorana ed Eugen!

I compagni e le compagne del Coordinamento libertario isontino esprimono solidarietà incondizionata a Zorana ed Eugen che per una manifestazione a difesa dei beni comuni a Fiume stanno subendo da quasi tre anni il potere repressivo dello stato che può avere gravissime ripercussioni sulle loro vite.

COMUNICATO MASA RIJEKA: Report della sentenza del processo penale contro gli anarchici a Fiume (20 ottobre 2016).

I compagni Eugen e Zorana sono stati dichiarati colpevoli su tutti i punti dell’accusa: disturbo dell’ordine e della quiete pubblica, lesioni ai danni di un poliziotto e intimidazione verso un pubblico ufficiale. Il tribunale ha comminato una pena di 10 mesi di reclusione per Eugen se dovesse violare il periodo di prova di 2 anni e per Zorana 6 mesi di reclusione in caso di altri provvedimenti prima di un anno.

Vi informeremo circa le decisioni nel prossimo grado di giudizio. La difesa ora farà ricorso al tribunale regionale. Se i compagni dovessero essere costretti ad accettare la pena condizionale loro comminata possono dimenticare per sempre di lavorare in luoghi che richiedono una fedina penale pulita, come nelle scuole dove entrambi sono impiegati in qualità di insegnanti.

Il numeroso pubblico al processo ha mostrato grande sostegno. La maggior parte ha tuttavia dovuto aspettare fuori dall’aula dell’udienza per la mancanza di posti a sedere, dove gli ufficiali giudiziari circolavano nervosamente tra i sostenitori per la prima volta.

La lotta continua fino all’ultimo respiro!


I fatti: traduzione da Le Monde Libertaire del 4 dicembre 2014.

FIUME/RIJEKA: REPRESSIONE POLITICA

Pubblichiamo un’intervista esclusiva con i compagni di Fiume – Zorana e Eugen – militanti del gruppo autonomo MASA, membro della Federacije za anarhistično organiziranje (Federazione per l’Anarchismo Organizzato – FAO).

Internazionale delle federazioni anarchiche (IFA): Qual era lo scopo della protesta il 3 gennaio 2013 a Rijeka/Fiume?

Zorana e Eugen: le proteste avevano lo scopo di prevenire l’ulteriore privatizzazione dei beni comuni. Ci spetta di diritto andare nei boschi, sulle isole, al mare o bere acqua pulita, ecc. Tutto questo deve essere a disposizione di tutti e non solo per i proprietari o i loro clienti.

IFA: Perché siete perseguiti dall’ufficio del procuratore di Fiume e di cosa siete accusati?

Z. ed E.: Siamo perseguiti per intimidazione verso un funzionario (Zorana e Eugen) e per aver causato gravi lesioni a un agente di polizia – un dito rotto (Eugen). Questa è la versione ufficiale, ma ci hanno fatto pagare per la nostra protesta, facendo del nostro caso un chiaro esempio della criminalizzazione delle proteste. Inoltre l’accusa è falsa perché l’intimidazione è stata fatta esattamente nella direzione contraria (da parte della polizia contro di noi) e in contrasto con tutti i loro protocolli. Il dito rotto dell’agente è la prova della forza con la quale ci hanno separati e legati.

IFA: Che condanna rischiate?

Z. ed E.: Due anni di prova per Zorana otto mesi di carcere per Eugen.

IFA: Quali prove hanno contro di voi?

Z. ed E.: Le dichiarazioni dei poliziotti e di testimoni civili che dopo aver assistito all’attacco da parte della polizia hanno cercato di fuggire e ora sono vittime di ricatti da parte della polizia stessa.

IFA: Su che cosa si basa la vostra difesa e cosa è realmente accaduto?

Z. ed E.: La difesa si basa sul fatto che non sapevamo che si trattasse di polizia perché non si sono presentati in divisa né identificati. Le dichiarazioni della polizia e dei testimoni civili che avrebbero visto la presenza di agenti di polizia prima dell’attacco contro di noi possono essere confutate da 10-15 persone. Ciò che è importante far notare è che la polizia ha cercato di impedire le riprese. La gente ha cercato di scattare foto con i telefoni e macchine fotografiche e gli agenti si sono rifiutati di dare il loro numero di identificazione. Ci sono due pesi e due misure.

IFA: Che tipo di violenza della polizia avete subito durante l’evento ed immediatamente dopo?

Z. ed E.: Quando la manifestazione ha cominciato a disperdersi, la polizia era sul lato superiore della città cercando di catturare le persone considerate criminali, come abbiamo appreso alla stazione di polizia quando siamo stati portati lì. L’attacco è iniziato alla fine della manifestazione, quando siamo andati in un bar vicino. Qui un tipo che sembrava un teppista ha attaccato da dietro prima Eugen strappandogli la giacca, senza richiedergli carta d’identità come ha affermato in seguito. Tutta la storia continua di fronte al caffè. Eugen è andato con estranei in una direzione sconosciuta, quindi la polizia è arrivata in uniforme ed è saltata al collo di Eugen. Zorana si trova anche a terra. Siamo stati calpestati, separati, legati con le manette e portati con la forza alla stazione di polizia di Fiume. Alla stazione di polizia la violenza psicologica è proseguita con una custodia durata sei ore. Quando abbiamo chiesto le nostre carte d’identità, ci hanno detto che eravamo stati arrestatati per disturbo della quiete pubblica. Siamo stati rilasciati e siamo stati accolti da amici e compagni che hanno aspettato per tutto il tempo in solidarietà di fronte alla stazione. Il giorno seguente la pressione è continuata – come accade tuttora – attraverso la provocazione, la sorveglianza, le vessazioni nei confronti di amici e vicini di casa. Quello che dobbiamo anche menzionare è che il giornale locale (Novi List) in un articolo sull’incidente ha completamente omesso le dichiarazioni di Zorana che è stata ferita e psicologicamente abusata durante il fermo di polizia (con, tra le altre cose, la richiesta da parte di un ispettore di “succhiare”…).

IFA: Come capire la denuncia da parte dell’Ufficio della Città Procura di Fiume?

Z. ed E.: Questa è la continuazione della pressione tramite la giustizia (dopo l’abuso fisico), con cui si cerca di farci apparire come dei criminali e teppisti senza cervello, completamente estranei alle ragioni delle proteste e rivendicazioni sociali.

IFA: State subendo anche qualche altro tipo di pressione sul lavoro o nella vita privata?

Z. ed E.: Certo, come abbiamo detto, la continua pressione con mezzi formali e informali, provocazioni, la sorveglianza, visite ai vicini di casa, la pressione sui testimoni e vari metodi per per spezzare la volontà ed imporre un senso di paura e di incertezza.

IFA: Dati tutti questi problemi, qual è l’impatto sulla vostra vita privata?

Z. ed E.: Ah, gestiamo una grande quantità di stress e conflitti interpersonali, che alla fine può essere incanalata in maggior rabbia per l’ingiustizia sociale. Ma ciò che è importante è che i nostri rapporti sono diventati ancora più forti. Tutto questo ha comportato una maggiore determinazione nel nostro lavoro sociale e la convinzione che stiamo agendo in modo corretto.

IFA: Cosa ne pensi della criminalizzazione della protesta sociale per il futuro delle lotte sociali a Fiume, in Croazia, e all’estero?

Z. ed E.: Le prossime manifestazioni dovranno essere determinati contro politici, magnati ed alla polizia. Ciò significa che la nuova generazione di giovani dovrà avere maggior determinazione per proteggere il proprio diritto di esistere, di esprimere opinioni e libertà di azione.

IFA: Come può la gente in Croazia, Slovenia e altrove, aiutarvi e fare in modo che tali aiuti non vadano nella direzione dell’umanitarismo, ma in quello della solidarietà politica?

Z. ed E.: Non permettere questi casi di violenza della polizia e denunciarli, parlare, soprattutto ora che siamo sempre sotto processo. Naturalmente le cose non si fermano, perché ci saranno azioni di compagni/e, amici e famiglie, a livello locale e non solo, che avranno lo scopo di fare pressione sul governo, la magistratura e la polizia fino alla fine di questa caccia alle streghe di cui siamo vittime come attivisti sociali con una lunga storia di lotta. Si dovrebbe sempre sottolineare che la violenza della polizia non è un “errore”: è il loro lavoro. Lo Stato ha il monopolio della violenza, il che significa che è legittimo quando colpisce, ma quando la gente si difende o ha il coraggio di combattere diventa un crimine.

IFA: Avete qualcosa da dire in conclusione di questa intervista?

Z. ed E.: Sì, non abbassate la testa: vogliono privarci della parola, della salute, della felicità e in generale della nostra vita. A volerlo fare sono persone come noi, senza alcuna legittimazione e, ovviamente, senza la fiducia delle masse, come si nota dalla scarsa partecipazione alle ultime elezioni locali (si è astenuto il 90% della popolazione). Per non parlare di ciò che la maggioranza delle persone prova quando vede “Sicurezza e fiducia” (scritta sui veicoli della polizia).

Grazie a tutti coloro che sono insieme a noi in questa lotta: senza di voi sarebbe difficile continuare.


Articolo Novi List del 24 ottobre 2016: Što se dogodilo na mirnom prosvjedu u Kružnoj? Mladiću i djevojci uvjetne kazne za incident s policijom

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