Piazza Fontana 12 dicembre 1969

 

Più di quarant’anni sono passati da quel 12 dicembre che ha cambiato la storia d’Italia. Meno di un mese fa assolti per insufficienza di prove i cinque imputati dall’accusa di aver organizzato ed eseguito la strage di piazza della Loggia a Brescia.

E così, anche per la strage di Piazza della Loggia, nessun colpevole. La strategia della tensione, che ha massacrato decine e decine di cittadini inermi, rimane impunita sottolineando ancora una volta come la giustizia e la verità non stiano nei tribunali, ma nei cuori degli sfruttati.

Noi, ancora una volta, non dimentichiamo:

 

DOMENICA 12 DICEMBRE

ORE 21.00

A DOBIALAB

Via Vittorio Veneto, 32 – Staranzano

PROIEZIONE DEL DOCUMENTARIO “LA NOTTE DELLA REPUBBLICA: PIAZZA FONTANA” di Sergio Zavoli

INTERVERRANNO:

Claudio Venza docente di storia contemporanea all’Università di Trieste e militante all’epoca dei fatti

Mario Verzegnassi per l’Unione Sindacale Italiana – AIT e testimone della repressione nell’isontino dopo la strage di piazza Fontana

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Estratto del dialogo tra Mario Verzegnassi e Claudio Venza sulla strage di piazza fontana del 1969 e i suoi riflessi nell’isontino.

Dobbia di Staranzano 12 dicembre 2010

 Mario Verzegnassi: Avevo iniziato l’università mi riconoscevo nel movimento anarchico da un annetto circa – dal maggio francese – non avevo preso contatti con voi [gruppo Germinal di Trieste] che avrei preso nella primavera successiva e facevo quello che potevo fare: un minimo di propaganda.

La sera del 12 dicembre ero a casa mi ricordo molto bene sento per radio questa notizia e la prima cosa che ho pensato: sono stati i fascisti.

Quando ho saputo invece che hanno cercato di incastrare noi ovviamente [ho pensato] sono pazzi.

Secondo me, in realtà, la bomba di piazza fontana, per come è stata gestita immediatamente dopo, era qualcosa che era già stato messo in conto ed aveva avuto già un iter operativo ben preciso.

Perché dico questo, perché non è un caso che immediatamente dopo, quindi attraverso veline che partono dal ministero degli interni, si comincia a fare una serie di perquisizioni mirate in tutta Italia. Non so se sono state alcune migliaia quelli che hanno avuto perquisizioni in casa. Io so – hanno detto – che solo a Milano un centinaio. Trieste non lo so, non me lo ricordo.

 Claudio Venza: una quindicina.

MV: una quindicina. E in provincia nostra una decina da quello che io so. Tra l’altro sono state perquisite le case di almeno tre militanti del vecchio gruppo anarchico di Monfalcone (se volete poi possiamo anche parlarne) e tra l’altro anche di alcuni altri esponenti di Gorizia e sempre della provincia dell’isontino. Anche gente de Il Manifesto: un paio de Il Manifesto di Gorizia che conoscevo, poi uno dei primi marxisti-leninisti quando ancora non c’erano le strutture dei partiti dietro: tipo partito comunista d’Italia, M-L, CML che sono usciti dalla storia e sono solo sui libri di testo. E ancora qualcuno. Uno dell’MPL mi pare sempre a Gorizia.

 CV: MPL chi vuoi che sappia cos’era.

 MV: la sinistra aclista.

 CV: perché anche le ACLI erano state coinvolte nel ’68-’69.

 MV: Esatto. Quindi in realtà erano state fatte delle perquisizioni negli ambienti che erano al di fuori dei partiti istituzionali. Quella volta oltre al PCI e al partito socialista c’era anche il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria – il PSIUP – che era una scissione a sinistra del partito socialista e che era il massimo consentito dal punto di vista dello schieramento politico per cui dopo di là il diluvio. Nel senso che il PSIUP erano così: sì coprivano Basaglia e comunque portavano avanti le istanze della rottura coi manicomi però erano ancora controllabili. Tutto quello che c’era al di fuori e al di là di queste formazioni politiche evidentemente era terra di nessuno ed è stato fatto – siccome sono andati in maniera estremamente selettiva o a casa dei giovani compagni al fine di creare casini in famiglia o anche in casa di compagni, per esempio qua a Monfalcone c’era un gruppo anarchico già dagli anni ’50. A inizio anni ’50- metà anni ’50 c’era la federazione anarchica giuliana che era formata da tre gruppi il Germinal di Trieste, un gruppo di Muggia e da un gruppo di compagni di Monfalcone. Questi erano quasi tutti quanti che io mi ricordi operai dei cantieri ed avevano agli inizi degli anni ’60 rafforzato il gruppo e erano non su posizioni sindacali – credo fossero tutti quanti della FIOM – non c’era una proposta di un sindacato come l’Unione Sindacale Italiana – che in quegli anni già c’era tra l’altro – ma un lavoro di specifico. Questo – mi dicevano i compagni che ne facevano parte che ho avuto la fortuna di conoscere ormai quasi 40 anni fa – aveva portato a un grosso attrito tra loro e le dirigenze del PCI e anche della stessa CGIL dei cantieri anche con minacce a livello fisico.

Dopo le perquisizioni che avvengono subito dopo – credo 2 giorni dopo quindi il 14, 15 quei giorni lì – qua a Monfalcone perquisiscono le case di tre compagni: uno si chiamava Capra, uno era Malaroda e il terzo Miniussi, che praticamente erano i più attivi. Cioè c’era un gruppo che operava all’interno dei cantieri di Monfalcone dove c’erano 3 o 4 militanti e una decina di lavoratori che facevano riferimento a loro. Dopo le bombe anche in seguito a queste perquisizioni che – ovviamente non trovano niente, portano via materiale che era il solito materiale che poteva girare in quel periodo. Numeri di Umanità Nova o altri giornali che uscivano, qualche opuscolo di argomento antimilitarista creando tali casini anche a livello familiare che il gruppo esplose. Dopo di che dalla fine del ’69 prima di parlare del tentativo di costituzione di un gruppo libertario qua a Monfalcone passano un paio d’anni, ha vita effimera e praticamente dura un paio di anni e a metà degli anni ’70 si chiude tutto e questa è quello che io mi ricordo di quel periodo per quanto riguarda la situazione locale.

È chiaro che loro hanno voluto – quando parlo di “loro” intendo ministero degli interni evidentemente e anche quegli ambienti che avevano più gestito (non posso dire chiesto ma senz’altro gestito a livello politico) le bombe di piazza fontana e questo è indubbio – c’era la volontà che poi è stata frustrata come ha detto Claudio di azzerare un movimento in crescita. Il guaio è che in parte ci sono anche riusciti nel senso che ’68 e ’69 sono i due anni cosiddetti dell’autunno caldo del ’69 dei lavoratori e il ’68 degli studenti inutile dire di più.

Dopo le bombe succedono alcune cose molto interessanti:

1 – si chiudono i contratti di lavoro. Subito. Mentre prima c’era tutto un discorso sull’ampliamento della scala contrattuale, sul bisogno di uscire dalle compatibilità ecc. ecc. i contratti vengono firmati a tappeto uno dopo l’altro. Pochi mesi dopo esce lo statuto dei lavoratori. Lo statuto dei lavoratori è in realtà una legge di mediazione – che adesso sia da difendere siamo perfettamente d’accordo perché i governi già da diversi anni stanno cercando di smantellarlo – però in realtà lo statuto dei lavoratori aveva dei grossi limiti che non è questo il momento di andare a discutere quali erano. Comunque rappresentano nel bene o nel male la pietra tombale del movimento sindacale.

Questo secondo me è l’aspetto negativo. Tutto quanto il movimento in particolare quello libertario, ma non soltanto, a questo punto si impegna sopratutto in quel che riguarda la controinformazione e nella denuncia di quello che stava succedendo con le bombe, dopo le bombe e tutto quello che poi c’è stato in quegli anni a scapito dell’intervento nel sociale. Questo il movimento nostro l’ha pagato duramente. Queste sono mie deduzioni. L’ha pagato duramente in quanto appena nel 1975-76 si parlerà nuovamente di un intervento nel sociale quindi anche sul posto di lavoro del movimento libertario quando ci sarà stata tutta la stagione della controinformazione che ovviamente era non necessaria, di più comunque è stato anche quello un costringere un movimento che stava andando all’attacco su una posizione di difesa: quindi qualcosa sono riusciti a fare.

CV: Però nel ’71, ad esempio, nasce A-Rivista anarchica quindi una rivista che adesso ha 40 anni.

 MV: son andato io come delegato del gruppo di Trieste se ti ricordi bene.

 CV: Anche questo è uno strumento nuovo che ha cambiato il panorama delle capacità di far circolare certe idee.

 

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