#nonrestiamoinsilenzio

Per non morire di paura prima che del virus, inizia una serie di riflessioni nate dai comp@s del Caffè Esperanto
Per non restare sole e soli, per non delegare la critica dell’esistente, per un futuro migliore

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“È proprio nei momenti più bui
che la vostra luce serve.
E ricordate sempre che
‘ogni tempesta comincia con una singola goccia’.
Cercate di essere voi quella goccia.”

Lorenzo Orsetti, combattente in Rojava

E’ un momento in cui è difficile gridare quanto tacere. Anche noi del Circolo Libertario Caffè Esperanto stiamo cercando di fare il quadro di una situazione emergenziale complessa. Partendo da degli assunti che ci sembrano chiari e fermi, nei prossimi giorni posteremo alcuni punti che abbiamo sviluppato, e che vi invitiamo a leggere, sperando che possano far riflettere. Non saranno sempre testi brevi ma il tempo a nostra disposizione è molto in questo periodo e il futuro è nelle mani di tutti noi.

Pensiamo che la gabbia di gomma dei media allineati all’unisono, ci espropri della nostra voce. La narrazione dell’unità nazionale, della guerra, del nemico e degli eroi, serve sia ad occultare le responsabilità della classe dirigente, sia ad ostracizzare le voci critiche. Il dibattito non deve essere delegato ad esperti, opinionisti e fonti governative, ma dobbiamo usare le nostre capacità di analisi per farci un’opinione critica.

Vediamo come le criticità dei segmenti più fragili della società siano emerse con più urgenza, criticità che sono sempre esistite mancando la solidarietà da chi è in condizione di relativo privilegio. Allo stesso modo è evidente che sono tutti ad esser colpiti da una situazione di grande incertezza sul futuro, in cui ognuno si trova vulnerabile di fronte al fatto che nulla sarà come prima. E, in un certo senso, è bene che non lo sia.

Questa crisi è la tempesta perfetta per pensare ad un cambiamento del quale dovremo essere noi i protagonisti, altrimenti saranno Stati e multinazionali a comandare la pace sociale secondo le loro regole. La storia insegna che la cura dei governi alle crisi è una mix di politiche economiche neoliberiste accompagnate da compressione di diritti e una massiccia dose di repressione tecno-poliziesca. La ricetta mira a combattere i sintomi che la popolazione manifesta, lasciando intatte le cause malate che li hanno prodotti. Lo scontro sociale è, invece, alla base della normalità e va sostenuto e rivendicato attuando con coraggio nuove forme di resistenza che rompano il decorso di quello che sembra essere un destino ineluttabile. Per questo è necessaria una maggiore partecipazione ai momenti che mirano a costruire un futuro migliore per la nostra società, anche in una cittadina che sta passando un momento buio come Monfalcone.


CASA, REDDITO, BENI COMUNI!

#iorestoacasama

Mentre i sospetti dei cittadini si addensano sui malaugurati passanti, le guardie multano sulle strade anche chi la casa non ce l’ha, in primis i migranti. In Italia si stimano più di 55.000 senza dimora, più della metà sono persone straniere. Ed è proprio nella ricca capitale economica di Milano dove se ne registra la maggior percentuale. Ciò a fronte di una capacità di case sfitte stimata in 7.000.000 di unità. Le persone poi che vivono in condizioni di disagio abitativo si contano nei numeri dei milioni. Infatti, la costrizione a casa propria ha un carattere marcatamente classista: facile vivere in una villa o in un ampio appartamento a differenza di un monolocale o di una casa popolare, magari senza giardino, umida all’ombra, sovraffollata ; intanto una seria politica sull’abitare non è mai stata considerata dai governanti. La casa è un diritto, non un privilegio!

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Nel settembre 2019 l’Organizzazione mondiale della Sanità pubblicò il report “Un mondo a rischio”, con il quale allertò i governi di “una minaccia molto reale di una pandemia in rapido movimento, altamente letale, di un agente patogeno respiratorio che uccide da 50 a 80 milioni di persone e spazza via quasi il 5% dell’economia mondiale […] La grande maggioranza dei sistemi sanitari nazionali non sarebbe in grado di gestire un grande afflusso di pazienti infettati da un agente patogeno respiratorio capace di una facile trasmissibilità e di un’elevata mortalità”. Il ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità e le regioni hanno inizialmente sottovalutato la questione Coronavirus, fuga di notizie fuga di infetti, ponendo in essere misure in ritardo ed inefficaci, via via seguite da altre in un azionismo ancor più confuso. Così i responsabili dello Stato si sono visti costrette ad aggrapparsi alla retorica degli “eroi che combattono la guerra in trincea contro il nemico”, ovvero coloro i quali corrono i rischi causati dalle loro scelte. ???? ???????????????????????? ???????????? ???????????????? ????????????????: “???????????????? ???????????????????????????????????????????????????????? ???????????? ???????????????????????????? ???????? ???????????????????? ???????? ???????????????????????????? ????????????????????????????????????????, ???????????? ???????????????????????? ???????? ???????????????????????????? ???? ???????????????????? ???????????????????????????? ???? ???????????????????????????????? ???????? ???????????????????????????????? ????????????????????????????????????, ???????????? ???????????? ???????????????????????????????????? ???? ???????????????????????????????????????? ???? ???????????????????????????????? ???????? ???????????????????????? ????????????????????????????????.” Diritto che non è stato loro garantito, nei fatti “i turni di lavoro sono devastanti, talvolta privi di pause, la sorveglianza sanitaria non è garantita e non si eseguono più i tamponi al personale esposto” mettendo in pericolo la propria vita, quella dei loro cari e quella degli utenti.
In Italia i governi hanno affossato il Servizio Sanitario Nazionale: i tagli hanno raggiunto i 25.000.000.000 € solo tra il 2010 e il 2012, seguiti da aumento dei ticket, liberalizzazioni e privatizzazioni, gestione manageriale delle cliniche. In nome di una gestione aziendalista della sanità, solo nell’ultimo decennio abbiamo assistito a: riduzione di 50.000 operatori del personale sanitario; blocco del turnover; abbattimento di 70.000 posti letto; chiusura di 175 unità ospedaliere; accorpamento delle ASL da 642 a 101 (2017); ecc..ecc.. Ovviamente anche i posti in terapia intensiva sono stati tagliati e a fine febbraio l’Italia ne disponeva di 8,6 ogni 100.000 abitanti, contro i 29,2 della Germania.

Allo stesso tempo, le spese militari in Italia negli ultimi anni sono state in costante aumento: ogni anno spendiamo più di 25.000.000.000 €. Solo la spesa programmata per i cacciabombardieri F35 ammonta a 14.000.000.000 €, dei quali 5.500.000.000 già finanziati. Ed è qui che la retorica della guerra trova tutto il suo senso: nella realtà del riarmo, nell’interesse strategico nazionale dell’industria bellica.

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Alla lettura di uno Stato-padre severo ma giusto, che si è preoccupato prima di tutto della salute di un popolo nel caos e che fa ricadere le colpe su chi disobbedisce ai suoi ordini, noi preferiamo quella che racconta di un governo che è nel caos, che ha ignorato gli avvertimenti dell’OMS, che ha tagliato la sanità per anni e che ha assecondato i voleri di Confindustria procrastinando la chiusura delle fabbriche e mettendo a rischio la salute dei lavoratori e della società tutta. Questa non è una guerra, è una guerra di classe.
Se è vero che il virus colpisce tutti indistintamente, ma sono anziani e fragili a morire, è pure vero che le condizioni sociali, prodotte dalla divisione sociale del lavoro, fanno la differenza. Alcuni sono stati costretti ad andare a lavoro in piena pandemia, in condizioni di dubbia sicurezza, per garantire quelli che per lo Stato rappresentano “servizi essenziali”, come le produzioni militari della Leonardo. Oppure le navi da crociera della Fincantieri, dove il caporalato è una pratica consolidata, che ha annunciato addirittura un contratto con la Marina Militare da 2.000.000.000 € per costruire 2 nuovi sottomarini U-212 (indispensabili per fare la guerra al virus anche sott’acqua).

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Si parla e si parlerà sempre più dei danni economici alla nazione e dei sacrifici che il popolo dovrà subire per uscire dalla crisi. Conosciamo bene la ricetta neoliberista: tagli al welfare, contrazione dei diritti dei lavoratori, aumento della pressione fiscale, privatizzazioni, foraggiamento a fondo perduto di industrie e banche, repressione. Ricordiamo il recente esempio dell’austerity imposta dall’Unione Europea durante la crisi del 2008, che sotto lo spettro dello spread, delle fluttuazioni della borsa e del default del debito, ha condannando il popolo greco ad atroci sofferenze ed il patrimonio pubblico alla depredazione dei capitali tedeschi e francesi. Allo stesso modo diffidiamo di nuove ricette per “cambiare tutto affinché nulla cambi”: nessuna fiducia a chi ha svenuto i beni comuni e precarizzato milioni di esistenze in nome dell’economia!
Più sarai in fondo alla scala sociale, più ne pagherai il prezzo, partendo dai lavoratori in nero: sex workers, badanti, venditori ambulanti, per nominarne solo un paio. I lavoratori precari, la cui condizione è stata voluta dalle scellerate agende politiche del mercato del lavoro, saranno poi i primi a perdere il lavoro.
In un momento in cui il potere dell’arma dello sciopero, fondato sulla solidarietà fra sfruttati, sembra più forte che mai, dobbiamo ricordare ai padroni che sono nulla senza la forza lavoro. La conquista dei diritti da parte dei riders sono l’esempio vincente della partecipazione diretta dei lavoratori nelle lotte sindacali.

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#thereisnoplanetB

Nell’epoca del telelavoro, i governi si sono susseguiti nel segno del patto per il TAV, un giocattolo da 28.000.000 € al km. Il solo, inutile, tunnel in val Susa costa 9.000.000.000 €. Oltre al danno alle casse pubbliche a vantaggio dei soliti, la logica della realizzazione di grandi opere e di grandi eventi (EXPO, Olimpiadi, Mondiali..) prevede il consumo, l’inquinamento, il deturpamento e la militarizzazione del territorio. Spesso sono protette come “interessi strategici dello Stato” per facilitare le indagini, la repressione e l’incarceramento della popolazione che ha scelto di opporvisi, grazie alle leggi antiterrorismo.

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Restando a Monfalcone, si vuole investire su una nuova centrale a gas con la favola che sarà la via di liberazione dal carbone. In questo modo oltre ad investire su una fonte che aggrava la crisi climatica, come dimostrato da studi scientifici, si perde l’opportunità di uscire dall’utilizzo di energie fossili a cui si resterà legati perlomeno per altro mezzo secolo. Durante questa emergenza, e non dopo, si dovrà riorganizzare il mondo nell’ottica della limitazione dei danni da surriscaldamento globale, che continua a galoppare. Anche lo scorso anno la temperatura media è aumentata, le emissioni di gas serra pure.
L’Italia vanta il triste primato europeo di decessi attribuibili all’inquinamento atmosferico: più di 90.000 l’anno; maglia nera: Milano e la Lombardia. Una vera e propria epidemia, ma questa non è mai stata un’emergenza per i nostri governanti.
Respiriamo l’aria di questi giorni di un cielo sempre meno coperto dalle polveri e rivendichiamo il piacere di poterlo fare sempre.

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La distruzione degli ecosistemi col disboscamento, la cementificazione, l’uso estensivo di sostanze chimiche di sintesi in agricoltura ed industria, il cambiamento climatico, sono a causa del vertiginoso impoverimento della biodiversità del pianeta. Questa catastrofe delle specie, unita agli allevamenti intensivi, alla povertà e alla mancanza di igiene ed educazione che ne consegue (vedi i wetmarkets di Wuhan), fungono da facilitatori della diffusione di virus da animale a umano (spillover). L’addensamento di popolazione in megalopoili, la movimentazione transnazionale delle merci più comuni (il modello di vendita ‘just in time’), lo spostamento planetario accelerato di masse di persone, creano poi la turbo-infrastruttura logistica della pandemia.
Il modello estrattivista di sviluppo capitalista, che scarica le esternalità sulle comunità e sull’ambiente, specie delle periferie del mondo, per l’accomulazione di profitto che è poi smaterializzato in speculazione finanziaria, si fonda sulla presunta superiorità dell’essere umano rispetto al mondo naturale, in una logica di sfruttamento senza freni che mai come ora appare tragicamente insostenibile.
Il blocco di molte attività lavorative ha causato due effetti: l’inizio di una imponente crisi economica e l’abbattimento di gas serra e sostanze inquinanti in alcune delle aree ambientalmente più compromesse del pianeta. Questi due effetti contemporanei confermano quello che l’ecologia sociale sostiene da decenni: non esiste “sviluppo” sostenibile, tanto meno un capitalismo “verde” (vedi alla voce: “greenwashing”). La dipendenza dai traffici commerciali globali per molti beni di prima necessità (dalle mascherine che in Italia non venivano prodotte alla carenza di farine nei supermercati) sta mostrando i suoi limiti non solo dal punto di vista delle emissioni, ma anche del semplice approvvigionamento in caso di eventi, naturali o politici, estremi. Ci è voluto il Corona virus per renderci conto che l’Italia dipende dai mercati esteri per il grano, i mangimi per il bestiame, l’olio ed altre derrate alimentari per le quali per secoli sono siamo stati autosufficienti. La speculazione nell’industria alimentare e nella catena degli intermediari si è poi prontamente abbattuta sul consumatore con un aumento dei prezzi.

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Lo stato di emergenza sanitaria ha permesso ai governi l’esercizio straordinario della sovranità: chiusura dei confini, dichiarazione di coprifuoco in zone rosse, intensificazione del controllo sociale, pianificazione delle attività economiche, ecc.. I militari sono entrati nelle città per affiancarsi al dispiegamento di tutte le forze dell’ordine, della protezione civile e dei vigilantes privati cittadini per dissuadere con multe, denunce e confische chi è recluso da settimane in casa e si arrischia in un’ora d’aria per un parziale ripristino delle capacità psicomotorie.
A Torino, a seguito dell’ennesimo fermo violento, alcune persone hanno cominciato a urlare dai balconi contro ciò che stavano facendo le forze dell’ordine. Altre sono scese in strada per protestare e a seguito sono state arrestate e al momento si trovano ancora in carcere.
Immancabilmente ci sono giunte anche testimonianze locali di applicazione arbitraria dei decreti a danno di individui della minoranza bengalese e di vere e proprie scene da b-movie distopico fuori dai supermercati.
Un caso di malasanità? Accanimento terapeutico? Uno stato di polizia! ???????????????????????????????????????????? ???????? ???????????????? ???????????????????????????????????? ????̀ ???????????????????????????????? ???????????????????????????????????????????? ???????????????? ???????????? ???????????????????????????????????? ???????? ???????????????? ????????????????????????????????????????????! Non ci stupiremo se i diritti di riunione politica, come quelli di manifestazione e di sciopero saranno sospesi ad libitum! A preoccupare non è solo l’assorbimento permanente di parte dei decreti d’emergenza nell’ordinamento giuridico, ma anche un prolungamento a tempo indeterminato dello stato d’eccezione, che passerebbe ugualmente la linea di demarcazione fra stato di diritto e stato autoritario. Orban, alleato fascista di Salvini, sta lì a ricordarci come il pericolo di una svolta autoritaria sarà sempre dietro l’angolo, se la società non mostra di avere gli anticorpi necessari per impedirla. Anzi, l’incorporamento isterico della repressione, più che un controllo responsabile di sé, ha scatenato da una parte il controllo di tutti su tutti, dall’altra la voglia di una autorità forte. Distanziamento sociale, paura, delega: un mix perfetto per l’eclissi della società che si sta affacciando alla fase 2, quella delle politiche economiche d’emergenza. ???????????????????????????????? ???????????????????? ????????????’???????????????? ????????????????????????́ ???????? ???????????????????????????????? ???????????? ???????????????????????????????????????????? ????????????????????????????????????????????????, ???????????????????????????????????????? ???????????????????????? ???????????????????? ????????????????????????????̀ ???? ???????????????????? ???????????????????????????? ???????? ???????????????????? ???? ???????????????? ???????????????????????????????? ???????????? ????’????????????????????????????????????????̀ ???????????????????? ???????????????????????????????????? ????????????????????????????????, ???????????????????????????????????????????????????? ???????????????????????????? ???????????????? ???????????????????????? ???????? ???????????????????????????????????? ????????????????????????????????????. Lo stato liberale si è definitivamente estinto, il nostro è diventato un mondo di divieti, di comandi, di sorveglianza.
Nell’intero spettro di misure di contenimento della pandemia, se quelle della dittatura cinese erano le più restrittive, quelle della regione Friuli Venezia Giulia arrivano subito dopo. Lo stesso obbligo d’indossare le mascherine all’aperto non è dettato da una razionalità scientifica, ma, come le misure di cosiddetto “decoro urbano”, sembra solo l’ennesimo dispositivo di disciplinamento dei corpi.
Videosorveglianza con droni, tracciamento della geolocalizzazione dei dispositivi mobili, tecniche di riconoscimento facciale, raccolta ed analisi di grande masse di dati personali – le nuove tecnologie forniscono così potenti e così discreti strumenti di dominio dell’uomo sull’uomo da far impallidire il peggiore dei servizi segreti vecchio stile. Nel capitalismo cognitivo, dove la materia prima è l’estrazione, la profilazione individuale, l’analisi su larga scala (big data) delle vite degli utenti, si è raggiunto l’apice della biopolitica, dell’ingegneria sociale, del mondo totalmente amministrato. La vita e le esperienze degli individui e di popoli sono quantificate, etichettate, vendute come merce da corporations dell’IT che stringono partenrships con i governi nazionali. In quest’area non c’è trasparenza ed è un terreno per possibili abusi. ???????????? ????̀ ???????? ???????????????????????? ???????????????? ???????? ???????????????????? ???????????? ???????????????????????????????? ????????????????????????.

In Italia ????’???????????????????????????????????????????????? è sempre stata considerata un’emergenza securitaria e non un evento complesso di portata globale, il quale non ci si può che preparare ad accogliere con uno spirito di solidarietà che non conosce confini.

Ci ripugna sentire chi ora corre in difesa dei migranti, in quanto forza lavoro necessaria alle attività produttive.
Come ci disgusta leggere di porti chiusi, morti in mare, quarantene galleggianti per gli immigrati untori.. Ora che assistiamo impotenti ad una pervasiva militarizzazione del territorio, la preoccupazione per gli irregolari è alta. Nonostante i fogli di via dalle città e dal territorio italiano siano inapplicabili a causa delle zone rosse e delle frontiere chiuse, abbiamo saputo di incarceramenti in CPR di persone risultate positive. Ma se le attività giudiziarie in materia sono sospese e i rimpatri sono ineseguibili, per quale motivo le persone sono ancora lì detenute?
I detenuti del CPR di Gradisca sono in stato di rivolta, prima con lo sciopero della fame, poi con il fuoco. Denunciano così affollamento, cibo avariato, insufficiente assistenza medica, pestaggi, difficile tutela legale, sequestri illegittimi di cellulari, scarsissima igiene.. e ora lo spettro del virus. In collaborazione con militari e poliziotti di tutte le divise, è la cooperativa EDECO a gestire il lager, indagata nel processo “Business dell’accoglienza”. Come riportato nei media, le accuse su cui si basa il processo riguardano la qualità dei servizi offerti, il trattamento riservato alle persone e le strategie di vincita degli appalti, per citarne alcune: cibo scarso e avariato, servizi igienici indegni, cura e assistenza assenti, persone sane tenute con altre malate di varicella e scabbia, maltrattamenti, documenti falsi ai Comuni per aggiudicarsi gli Sprar locali,flusso di informazioni riservate su ispezioni e controlli dalla Prefettura alla coop, bandi scritti su misura, poi in effetti vinti.

Preoccupano molto anche le condizioni degli ospiti del vicino CARA di Gradisca. Dopo aver vinto la gara d’appalto con un’offerta in forte ribasso e innalzato la capienza a 180 persone, il consorzio di imprese sociali guidati dalla campana Matrix e dalla piemontese Stella ha provveduto alla riduzione del personale di 6 unità per massimizzare il profitto.
Come saranno tutelate la salute psicofisica e i diritti delle persone presenti in queste strutture, quando il problema è la natura stessa di queste ultime, è facile saperlo: non lo saranno!

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Il problema sanitario di quella che è un’epidemia nosocomiale, ovvero nella quale i focolai si annidano in strutture come ospedali, RSA e case di riposo, ha acuito anche quello carcerario. In Italia sono stati accertati circa 450 casi di infetti fra detenuti, guardie ed operatori. La popolazione carceraria in Italia ammonta a circa 60.000 persone e si stringe fino a coprire il 200% della capienza regolamentare in certi istituti. Alla mancanza di spazio, di acqua calda, di educatori, di aree di svago, di relazioni affettive, di misure alternative, le persone recluse hanno subito l’applicazione di maggiori restrizioni emergenziali. L’esasperazione dei detenuti è esplosa in una serie di rivolte carcerarie in tutto il mondo; in Italia 14 persone vi hanno incontrato la morte: “atti criminali con regie occulte” sentenzia indegnamente il governo. Da inizio aprile, sono già 4 i morti suicidi.

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#andràtuttobene?

Due mesi fa dicevano “andrà tutto bene”, lo postavano sui social, lo esponevano dalle finestre, come se, finita l’emergenza, si sarebbe poi tornati alla normalità. Dopo due mesi il mantra sembra aver perso il suo potere magico iniziale. All’alba della fase 2 sorgeranno luci nuove. Sarà come se un intero popolo aprisse gli occhi dopo il buio di un incidente e mano mano scoprisse che tutte le parti del corpo sociale siano apposto.
Ci scopriremo più poveri, più fragili, più malati, più militarizzati e, per giunta, dovendo tenerci le distanze.
La nostra società dovrà riscoprirsi anche più solidale e meno egoista, attenta al prossimo e consapevole della propria forza e dei rapporti di forza che governano la società. Chissà, forse la malattia ci migliora.

25.000 persone se ne sono andate senza aver avuto vicini i propri cari, senza aver avuto una commemorazione. Ci è stato impedito – anche ricorrendo all’uso di idranti! – di praticare il più antico dei rituali dell’homo sapiens, quello di celebrare la dipartita dei propri cari. E’ stata così impedita una migliore elaborazione del lutto, cosa che purtroppo spesso si somatizza sul corpo, che si ammala.

Nelle case delle famiglie si stanno passando giorni d’incubo a causa della convivenza forzata. In questo momento c’è chi subisce atti di violenza domestica – nella maggior parte dei casi, donne. Le chiamate ai centri antiviolenza sono aumentate del 70%. Anche il diritto all’aborto è stato nei fatti sospeso in questo periodo – anche se al sud sospeso lo è sempre.

Finirà l’emergenza epidemiologica e, dopo mesi di isolamento sociale e di convivenze forzate, inizierà quella psichiatrica. I suicidi saranno in aumento. Non può non preoccupare un aumento di TSO e di medicalizzazione con psicofarmaci – si stima che una persona su due sia attualmente depressa – avendo la consapevolezza che un sistema della salute mentale che sta subendo tagli su tagli non potrà fornire supporto adeguato.

Il principio di realtà ci dice che abbiamo a che fare con una vera emergenza epidemiologica.
L’ecologia sociale ci dice che l’uomo è un animale che è diventato quello che è per come ha vissuto nel suo sistema ecologico, il quale, ricorsivamente, è prodotto dalla struttura sociale.
La filosofia politica ci dice che il biopotere ha neutralizzato questo rapporto olistico, disciplinandolo in variabili funzionali e decidendone la gerarchia.
La nostra società è stata infantilizzata, imbambolata, banalizzata, strumentalizzata, da una classe dirigente che ha dimostrato tutta la sua incredibile incompetenza attraverso la sua arroganza. La nostra libertà di azione non solo fisica, ma etica, è monopolizzata dal comando di chi, ancora una volta, si è dimostrato servo della classe industriale. Non è solo una crisi a misura di ricco; questa è la crisi ecologica del capitalismo e dovremo tener conto di questo principio di realtà nel nostro agire.

Con la fase 2, arriverà la fase 3: quella della rabbia e non ci sarà spettacolo che tenga!

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