Le tigri delle gabbie invisibili di Michele Guerra

venerdì 30 novembre 2018

ore 20.30

Caffè Esperanto

Ripartono le lotte contro i lager sul nostro territorio e, oltre ai momenti in piazza, per ribadire la nostra avversione all’apertura di un CPR a Gradisca e ovunque presentiamo il libro “Le tigri delle gabbie invisibili” con l’autore per non dimenticare il sangue che tra quelle mura è stato versato.

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“Le tigri delle gabbie invisibili” con l’autore
MICHELE GUERRA


Nella notte tra il 12 ed il 13 agosto del 2013 un ragazzo marocchino di trentaquattro anni precipita dal tetto del CIE di Gradisca d’Isonzo, durante una rivolta scoppiata a causa delle infernali condizioni di detenzione interna.
Abdel-Majid El Kodra morirà otto mesi dopo, il 30 aprile 2014 – quando il CIE ha già chiuso i suoi lugubri battenti.
Sulla tomba di Majid, in Marocco, è dipinta in rosso la frase: “Ogni anima muore”.

Il 17 agosto del 2013 insieme a decine di altre persone mi sono trovato davanti al Moloch blindato del CIE, sotto gli occhi stupìti dei migranti che – dall’alto di quelle lamiere bollenti – proseguivano la loro protesta. Qualcuno tra i manifestanti tirò fuori diversi secchi di vernice (rossa, naturalmente) e scrisse la parola “libertà” a caratteri cubitali in quasi tutte le lingue del mondo, lungo le infinite mura esterne del lager.

Quella parola creò subito una breccia: il 19 agosto, a Udine, i primi gruppi di profughi afghani e pakistani cominciarono a raccogliersi e a dormire nei parchi. A fare testo, per i giornalisti d’accatto, erano le rubriche (non rosse) dei loro iPhone. Meno importante, anzi irrilevante, il fatto che, per giungere sui “confini”, avessero dovuto ripercorrere le rotte seguite dai profughi croati, bosniaci e serbi durante le guerre degli anni Novanta.

Al di fuori della Fortezza Europa, in quegli stessi giorni, si scatenava la repressione tragica delle Primavere Arabe. Questa sì rossa, come il sangue dei protagonisti. Il 14 agosto il nuovo dittatore egiziano Al Sisi massacrava oltre 2.000 persone in piazza Raba’a Al Adawiyya, al Cairo; mentre il suo giovane omologo siriano Bashar Al Assad testava con successo le armi chimiche di sterminio di massa nella Ghouta intorno a Damasco, il 21 agosto.

Un romanzo non è un saggio, né un reportage, né pietra di volta in un archivio. Non funge da tribunale di Norimberga e non pretende di mettere in equilibrio la realtà con la verità. Un romanzo è la rivincita di una sconfitta.
Ed è il solo luogo in cui l’ingenuità dei sommersi sopravvive alle intemperie ed all’alienazione.

– Michele Guerra

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