I denti della sceriffa

Alcune considerazioni sulla comunicazione non verbale di Anna Maria Cisint

Nella città dei cantieri la campagna elettorale non si è mai fermata e la sindaca, da cinque anni, è impegnata in una propaganda ininterrotta dove la sua immagine è fondante. Un vortice di video e fotografie dove l’immagine diventa più pregnante degli argomenti propagandistici dei post. Questa persona usa, con cinismo spregiudicato, qualsiasi argomento, corpo compreso, pro domo sua.

Dopo l’anno di amministrazione in più, regalato dalla regione targata Lega all’attuale giunta, si avvicina sul serio la data per l’elezione allo scranno del sindaco di Monfalcone.
Il fallimento dell’attuale giunta è totale: le relazioni della città con Fincantieri e le industrie locali sono di vassallaggio, come la concessione al VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) per le navi più grandi del mondo, con conseguente impatto sugli abitati limitrofi e sul territorio. In cambio la promessa di ridicole compensazioni, peraltro snobbate dall’azienda.

Il verde cittadino aggredito ovunque, una falcidia di alberi e cespugli da premio “Attila”. La manutenzione di strade e canale precarie e senza progettualità d’insieme.

Anche i punti principali dell’agenda politica leghista – “decoro” e contrasto alle migrazioni – hanno dato il via a feroci provvedimenti che hanno creato un clima di ostilità, intolleranza e integralismo mai visti prima.

Eppure in città c’è una narrazione che vuole la “Marine Le Pen de Pansan” come una persona competente e ottima comunicatrice.

Sarà forse perché si è circondata di un manipolo di assessori e collaboratori che stanno ai suoi piedi per assecondarla. È sconcertante vedere delle persone adulte che si fanno trattare in un modo così umiliante, come pezze da piedi. Ci si domanda che senso abbiano queste persone se non quello di fare emergere la sindaca, simile a un gallo in un pollaio, con polli da batteria.

Ma è in particolare a sinistra che si tende ad amplificare doti e abilità di nostra signora delle ordinanze. Questo aiuta a deresponsabilizzarsi per consolarsi della propria incompetenza e totale incapacità di fare opposizione.

Se Cisint ha successo ciò avviene suo malgrado. Oggi il più grande errore che si possa fare è sopravvalutarla: non è un genio, né lo è nessuno nel suo staff e non ci vuol niente a capirlo.

Fosse stato solo per suoi “meriti”, sarebbe ancora all’opposizione, ma ci ha pensato la precedente giunta Altran a regalarle di fatto un posto da sindaco. Il PD e i suoi alleati hanno fatto tutta una serie di errori durante il proprio mandato e durante la campagna elettorale come la transazione con Fincantieri dove il Comune ha rinunciato alla costituzione di parte civile per i morti di amianto in cambio di quattro soldi.

La scorsa amministrazione inoltre si muoveva esattamente sullo stesso terreno di Cisint. Solo per fare qualche esempio ricordiamo le ordinanze sul “decoro”, o l’apertura ad un revisionismo nazionalista della storia della città da parte di una delle figura di punta della giunta Altran. Per non parlare dell’atteggiamento elitario, fintamente moderato, ma distante dai bisogni di giovani, lavoratori e lavoratrici e dal bisogno di giustizia sociale e ambientale di un territorio sacrificato all’industria.

Risultato: hanno allontanato l’elettorato di sinistra.

Ma come è possibile che Cisint passi per grande comunicatrice nonostante le balle, gli sfondoni, le brutte figure, le continue promesse non mantenute?

Cerchiamo di leggere la sua comunicazione non-verbale: può fare di tutto per costruire il proprio personaggio, rammendare i suoi comunicati mille volte, aguzzare il povero linguaggio, ma su quella non può mentire. Il linguaggio del corpo di Cisint esprime collera, disprezzo e disgusto per l’altro. Il suo viso si deforma, i muscoli facciali rimangono generalmente tesi verso il basso e il ghigno scopre i denti. L’effetto è quello del ringhio. Gli occhi spesso sono nascosti, ma, anche quando si vedono, non sorridono. La bocca invece si vede sempre, anche quando ci sarebbe l’obbligo dell’uso della mascherina.

Le sue movenze poi sono atte a comandare o respingere. Atteggiamento incombente come in procinto di uno scontro corpo a corpo. Spesso le mani sui fianchi come il mascellone di Predappio o marzialmente dietro la schiena.

Le foto che qui riportiamo sono prese dal suo profilo sui social. Non sono scatti rubati o immagini tese a metterla in ridicolo. Qui non c’è niente di ridicolo. È la sua autorappresentazione, convinta di dare di sé una immagine vincente. Il fatto è che non è Cisint ad essere vincente, né convincente, ma sono i suoi avversari ad essere inesistenti.

Cisint non riesce nemmeno a sorridere in modo minimamente convincente. I muscoli facciali rimangono generalmente tesi verso il basso, nel sorriso sopravvivono il ghigno e il ringhio di cui sopra. Il messaggio trasmesso al branco fascio-leghista rimane esattamente lo stesso, senza interruzioni. Niente body shaming: si tratta di comunicazione. Le espressioni facciali sono linguaggio, si chiama “comunicazione non verbale”, senza di essa non potremmo capirci e quindi non potremmo convivere. Un politico che esprime SEMPRE disprezzo e disgusto anche quando cerca di sorridere, i cui gesti sono tutti respingenti ed è palesemente bloccato sul piano dell’empatia, sa fare una cosa sola e non è adatto a ogni fase.

Essere consci di questi limiti di Cisint può aiutare a non sopravvalutarla.
NON è una “grande comunicatrice”, è stata miracolata dalla sinistra, e il suo linguaggio del corpo fa capire che non se ne rende nemmeno conto: pare convinta di essere invincibile. Del resto, se tutti intorno ti osannano è inevitabile perdere la testa…

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