Rilanciamo la lotta per la chiusura del CIE di Gradisca d'Isonzo

Siamo stati tutti idealmente sulla gru a Brescia, ma in realtà nessuno di noi lo farebbe o ce la farebbe. E’ stata una lotta incredibile, un’avventura che riesce grazie alla forza della disperazione, ma anche per merito di quelle abilità acquisite solo da parte di chi sa convivere con i disagi, il pericolo, il rischio, il vuoto e le intemperie. Meritavano un elogio, un premio, un permesso di soggiorno e un posto di lavoro ed invece che fine hanno fatto? Quello che si sa è che per intanto vari immigrati che manifestavano sotto la gru sono stati presi, messi nei CIE e poi deportati. Questa valutazione sulla temerarietà di queste persone, va considerata anche quando si parla dei CIE, strutture, in quanto tali, di tortura psicologica, peggio delle carceri. Infatti è perfino ovvio che da un carcere hai la speranza, un giorno, di ritornare in libertà ed invece un Centro di Identificazione ed Espulsione ti comunica lo stato d’animo che per te è finita. Un CIE trasforma persone in cerca di fortuna in persone prive di speranza e quindi disposte a tutto, pur di fuggire, anche all’autolesionismo sempre più cruento, nonostante il tasso effettivo di rimpatri, sia com’era chiaro, e come è confermato dai fatti, molto basso (30%). I CPT di Turco-Napolitano ed ancor peggio i CIE di Maroni sono, anche in una logica interna al sistema, strategie sostanzialmente inutili (e molto costose!) per i rimpatri e per la riduzione del tasso di “clandestinità”.

E’ ormai chiaro che lo scopo primario dei CIE è politico e propagandistico nonché un buon affare per chi li costruisce, li gestisce e li ristruttura.

La storia del CIE di Gradisca d’Isonzo, da questo punto di vista, cioè come imbroglio politico, è particolarmente scandalosa. L’idea fu partorita ancora dal centro sinistra con Enzo Bianco come Ministro dell’Interno, per un’emergenza confinaria locale, poi del tutto risolta.

Nella foto, Enzo Bianco e Giorgio Brandolin (Presidente della Provincia di Gorizia a quel tempo) sul confine con la Slovenia il 6 dicembre 2000. 15 giorni dopo questa visita era già pronto il Decreto di istituzione del CPT. "Con Decreto interministeriale del 22.12.2000 parte della ex caserma Ugo Polonio di Gradisca d'Isonzo è stata individuata quale centro di permanenza temporanea ed assistenza di cui all'art, 14 del Testo Unico 25 luglio 1998 n° 286." Ed ancora: "Con decreto del Ministero dell'Interno n. 300 del 6 marzo 2001 i lavori di realizzazione di suddetto centro sono stati secretati per cui la relativa aggiudicazione è avvenuta in deroga al disposto della legge 11 febbraio n° 109 ricorrendo l'ipotesi prevista dall'art. 33 della stessa legge" (fonte Prefettura di Gorizia). In realtà il CPT non aprì subito, in primo luogo perché non più “necessario” al territorio e poi perché probabilmente avevano deciso di farci sopra una mangiata con un’opera di ristrutturazione pompata. Successivamente il sito, oramai politicamente ed istituzionalmente sdoganato, è stato ereditato dal centro destra che lo ha trasformato in un affare milionario e in una struttura ritenuta d’importanza strategica nazionale (anche se continuavano a raccontare che doveva servire al massimo al bacino del Nordest). Il CPT è stato aperto nel marzo 2006 ed il nuovo Governo Prodi, che aveva promesso di chiuderlo, in realtà lo ha lasciato in funzione ed i politici del centro sinistra regionale si sono così definitivamente smascherati. Però, in pochi anni, con nostra grande soddisfazione, i reclusi hanno sfasciato tutto. Nuie pôre, e àn dite i sorestans: “fa e disfà al’è dut un lavorà”. E allora giù altri soldi ed altri appalti, più o meno trasparenti, per continuare con quest’aberrazione. Infatti tra breve il CIE verrà temporaneamente svuotato per i lavori di ripristino, ma crediamo che non durerà a lungo integro.

Speriamo quindi in un risveglio nella Città di Gradisca dì Isonzo, oramai oggettivamente stressata da questa situazione, ma anche e soprattutto, nella coscienza civile di tutta le Regione per rimettere all’ordine del giorno il problema della chiusura definitiva del CIE di Gradisca che rappresenta una vergogna ed un corpo estraneo per tutta la popolazione di buon senso della nostra Regione. Per il CIE di Gradisca il movimento di opposizione ha già subito varii processi, costruiti allo scopo di reprimere le lotte; si trattava di montature messe in piedi da Carabinieri, Prefettura e Questura e ai processi tutti gli imputati sono stati assolti.

La lotta per lo sradicamento del Lager di Gradisca non può fermarsi e dopo un paio d’anni di stanca e di latente accettazione ci sembra indispensabile rilanciare la mobilitazione per la chiusura completa di questo obrobrio .

INIZIATIVE:

Ad Udine il “Centro Sociale Autogestito in esilio” dedicherà il pignarûl del 6 gennaio 2011 (che si svolgerà con ogni probabilità nel parcheggio dell’ex frigorifero vicino a Piazzale Cella). oltreché alla lotta contro la repressione, anche all’antirazzismo e alla chiusura del CIE.

A fine gennaio – primi di febbraio (data da definirsi) si svolgerà un’assemblea pubblica nella Sala Bergamas a Gradisca d’Isonzo per lanciare la proposta di una manifestazione Regionale per la chiusura del CIE di Gradisca da svolgersi nel marzo 2011, a cinque anni dalla sua apertura, per chiudere questa pagina nera nella storia della nostra Regione.

Coordinamento Libertario Regionale contro i CIE

VOLANTINO

www.info-action.net

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NO OGM – Terra e libertà

MANIFESTAZIONE A PORDENONE

Sabato 2 ottobre ore 16.30

concentramento in piazzetta Cavour

terra e libertà

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Tempo di vendemmie

Il vino, da destra a sinistra, da Zaia a Slow Food, va di gran moda; i calicioni di Boemia roteanti il nettare donano sempre un tocco rural-chic agli ambienti post-moderni.

Materialmente, pero’, il vino CHI lo fa?

Piace pensare che siano degli individui con il cognome riportato sull’etichetta, al 99pc pero’ sono dei comuni operai e tecnici, come in qualsiasi altra industria.

I signori dell’etichetta, tranne poche eccezioni (aziende piccolissime) sono dei comuni imprenditori che esercitano la loro professione con delle peculiarita’ pero’ rispetto agli altri settori. I punti qui sotto non si riferiscono ai “cattivi”, ma all’esperienza diretta in aziende, come si suol dire, D’ ECCELLENZA.

1) La loro produzione dipende ed e’ parte di un ecosistema. La nozione, banale, non lo e’ altrettanto per gran parte di questi signori. Se il loro reddito dipende dalla natura, possono modificare la natura per il loro reddito. Sbancano e recintano colline con i finanziamenti pubblici: estirpi un vigneto? Ti finanziamo perche’ di vino ce n’e’ troppo; pianti un vigneto? Ti finanziamo perche’ fai il bravo imprenditore. Utilizzano per una buona decina di volte l’anno prodotti chimici di sintesi. “Il glifosate (erbicida ndr)?  E’ meno dannoso del sale da cucina!” quante volte l’abbiamo sentita pronunciare… si cerchino in rete le ricerche sui derivati del glifosate nelle falde (vedi anche ogm resistenti al g.). Poi i ditiocarbammati (cancerogeni, dannosi per gli insetti, anche quelli utili…allora via di acaricidi!) che sarebbero meglio del rame che usano quei fricchettoni del biologico (certo, il rame si accumula nel terreno e bene non fa, si dimenticano pero’ che nel bio ci sono limiti strettissimi sull’uso del rame, e nei prodotti sistemici spesso e volentieri il rame e’ in coformulato). Anche I lavoratori del vigneto possono beneficiare degli effetti perche’ i trattamenti quando serve vanno dati… e tu che lavori non torni mica a casa?

Bisogna tenere in considerazione che, nonostante siano perlopiu’ “studiati”, gli imprenditori agricoli si affidano ciecamente per la salute del proprio campo, ai rappresentanti venditori delle aziende (che magari hanno meno titoli ed esperienza di loro). Non hai mai avuto, chesso’, la peronospora, ma se il rappresentante ti dice che il nuovo prodotto te ne fa avere ancora di meno, anche se coltivi a risaia l’interfila, gli dici di no?

2) Gli imprenditori contano, come detto in precedenza di cospicui finanziamenti, per comprare fantastiche apparecchiature da 50.000 euro, che non vengono mai usate perche’ viene di meno un operaio a fare il lavoro a mano che il tecnico della ditta per la manutenzione.

Lorsignori vogliono costruirsi una cantina/reggia con affreschi e marmo di Carrara nelle canalette? E io pago…

3) In agricoltura il lavoro e’ regolamentato in maniera molto particolare. Esistono gli stagionali, con contratto a tempo determinato che magari seguono tutte le fasi della produzione, ma stagionali restano. Naturale, quando raccolgo ho bisogno di piu’ gente del normale, ho bisogno di una certa flessibilita’.

Quanto tempo si resta stagionali? Non c’e’ limite, puoi andare avanti di mese in mese di contratto in contratto anche tutta la vita. In questo modo il lavoratore non e’ mai ricattabile…

Come si viene pagati? Solo ed esclusivamente per quello che si lavora, a ore. Cash: 8,38 lordi, piu’ o meno 6,5 euro netti/ora. Essendo una busta paga dipendente ESCLUSIVAMENTE dal tempo lavorato, pagare in nero e’ prassi comune.

Ferie? Comprese nella paga.

13ma? 14ma? Vedi sopra.

Permessi? Vedi sopra.

Malattia: paga tutto l’INPS.

Mi ammalo/resto incinta in scadenza di contratto? Cazzi tuoi.

E quando sto a casa senza lavoro? Il sig. etichetta non spende una lira, l’INPS a fine anno elargisce una cospiqua disoccupazione agricola (anche 3000 euro).

Orari? Praticamente non esistono. Si lavora 10 ore al giorno ma non si assume, c’e’ crisi.

Novita’ degli ultimi anni: I voucher. Riportiamo per brevita’ da un comunicato della CGIL:

“Il voucher è uno strumento di retribuzione per i lavori accessori occasionali, la cui estensione potrebbe portare alla destrutturazione del mercato del lavoro e non solo di quello agricolo (estensione gia’ avvenuta poco a poco a quasi tutte le categorie, ndr). Pubblicizzato come la soluzione per fare emergere il lavoro nero, il ricorso ai voucher di fatto cancella anni di lotte e di conquiste da parte dei lavoratori: cancella il contratto nazionale, cancella i riferimenti retributivi, cancella l’accesso al sistema previdenziale ed assistenziale; rischiando, inoltre, in un periodo così tragico a causa della crisi, di scatenare una guerra fra poveri, tra coloro che strutturalmente lavoravano in taluni comparti – l’agricoltura ne è solo l’esempio più eclatante – e coloro che sono disposti ad andare a lavorare con il voucher pur di avere un reddito o di arrotondare gli ammortizzatori sociali.”

Alcune aziende per carenza di manodopera “importano’ degli stagionali dai paesi dell’est, altre aziende si affidano a societa’ che svolgono lavori conto terzi con lavoratori asiatici. Alcune “assumono” dei pensionati, altri preferiscono I lavoratori sloveni, altri ancora praticano trattamenti salariali differiti tra italiani e non.

Queste condizioni generano dei lavoratori, gia’ per “ideologia agraria” poco coscienti, ancor piu’ sottomessi, frustrati e sfruttati. Di conseguenza le figure di comando, padroni, enologi, capi e capetti sviluppano un'arroganza senza paragoni. I sindacati sono inesistenti in quasi tutte le aziende, in quelle piu’ grandi sono presenti dei burocrati-pompieri, buoni a tenere calmi, se ce ne fosse bisogno, ed a intascare i soldi del tesseramento per sbrigare delle pratiche da patronato.

In attesa del sol dell’avvenir, mi accontenterei di non veder venerare dai radical-chic e non-chic questi “vignaioli” e di sentirli chiamare col loro nome: PADRONI.

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1860-2010 RICORDI

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NÉ OBBEDIRE NÉ COMANDARE

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ORA E SEMPRE RESISTENZA

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FUCILATE IL MAESTRO FERRER

“Fucilate il maestro Ferrer!” 
In occasione del centenario della fucilazione del pedagogo libertario Francisco Ferrer (13 ottobre 1909) il Coordinamento libertario isontino promuove l'esposizione di una mostra fotografica per rievocare pubblicamente il fatto in un momento in cui le ingerenze clericali nella vita di ognuno e il dibattito sulla scuola pubblica laica e libera per tutti sono di viva attualità.
Esposizione di una mostra fotografica con documenti dell’epoca
BIBLIOTECA COMUNALE DI STARANZANO
Via F.lli Zambon, 1  - Staranzano
dal 19 aprile al 7 maggio 2010
PRESENTAZIONE LUNEDÌ 19 APRILE ALLE 18.00                                   
Sarà presente lo storico Nicola Revelant che rievocherà il fatto all’interno del contesto sociale e politico dell’epoca. 
Seguirà bicchierata anticlericale.

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