L’amministrazione comunale di Monfalcone in questi giorni ha fatto installare nuovi cartelli di tipo stradale in prossimità della scalinata del porticciolo, sui quali si può leggere il divieto di sedersi sulle gradinate nel punto più a nord del Mediterraneo. Al di là della contraddizione in termini, questo ennesimo divieto ha evidentemente come finalità quella di provocare ulteriormente una comunità pacifica, sperando in una reazione violenta della stessa al fine di avere poi una giustificazione per tutte le bugie che queste amministrazioni ci hanno raccontato. Bugie che affondano le proprie radici nelle inquietudini umane che i cambiamenti inevitabilmente portano. Un’ansia trasformata ad arte per diventare paura. Una trasformazione pilotata da ambizioni elettorali insensate che mistificano la realtà per ottenere facili voti.
Si dirà giustamente che questa è una vecchia storia, ma funziona benissimo anche oggi, anche a Monfalcone, e con evidenti risultati. Negli slogan preelettorali si evocavano queste paure per propagandare ricette di risoluzione definitive, semplici e decise contro questi problemi. Una parte dell’elettorato ha voluto credere a queste idee tanto false quanto stupide, che promettevano soluzioni illusorie, dando sempre la colpa “allo straniero” invece di affrontare in modo serio i problemi di una città complessa.
Ed è proprio a questo elettorato che questa missiva è rivolta. Su di voi, che avete creduto per comodità alle soluzioni semplicistiche gridate da un’ambiziosa politica, ricade la responsabilità di aver eletto questa amministrazione. È vostra la responsabilità di aver eletto candidati che utilizzano la paura come metodo di controllo e di oppressione verso i cittadini. L’eccessiva ambizione personale di questi politici ha fatto loro perdere il lume della ragione e ora, attraverso un sindaco politicamente stolto, ha portato all’installazione di questi insulsi cartelli. Ma è vostra la responsabilità di questo degrado civile, di quella che è una vera e propria istigazione alla violenza.
Il vero obiettivo di questa politica vessatoria, che mira a ghettizzare i lavoratori stranieri, è permettere alla Fincantieri di sfruttare una manodopera sindacalmente fragile. Ancora una volta l’amministrazione è serva della grande Fabbrica.
Forse i media nazionali e internazionali parleranno di nuovo male di Monfalcone e il politico di turno avrà ottenuto la sua notorietà, ma a farne le spese saremo sempre noi, anche perché questi divieti colpiscono tutti.
Vergogna.