Disordine necessario

 

🔥 DISORDINE NECESSARIO A MONFALCONE 🔥

📍 Carso in Corso
Corso del Popolo, 11 – Monfalcone
📅 Venerdì 17 aprile – dalle 17:00

Evento facebook 

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo irrigidimento delle politiche securitarie, che sotto il pretesto dell’ordine pubblico introducono strumenti sempre più invasivi di controllo sociale. I cosiddetti “decreti sicurezza” hanno normalizzato dispositivi come DASPO urbani, zone rosse, allontanamenti e misure amministrative che colpiscono marginalità, dissenso e forme di vita non conformi.

In questo contesto, tornare a discutere di strumenti storici come il domicilio coatto non è un esercizio accademico, ma una necessità politica. Come racconta il lavoro di Mauro De Agostini e Franco Schirone nel libro IL POPOLO TIRANNI PIÙ NON VUOLE Leggi eccezionali e domicilio coatto nell’Italia di fine Ottocento (Edizioni Zero in Condotta, 2022), esiste una continuità evidente tra le pratiche repressive del passato e quelle contemporanee: cambia il linguaggio, ma non la logica di fondo.

L’intervento dell’avvocato Giovanni Iacono, da anni impegnato nella difesa dei diritti civili, aiuterà a leggere queste trasformazioni dal punto di vista giuridico, mostrando come lo stato di eccezione tenda a diventare norma e come il diritto venga sempre più piegato a esigenze di controllo.

Questa iniziativa nasce dalla necessità di costruire momenti di confronto e consapevolezza, ma anche di socialità e cultura. Per questo, alla discussione seguirà una cena di sottoscrizione e uno spettacolo che è insieme memoria e racconto collettivo.

Con Canzone del disordine, Rocco Burtone porta in scena una narrazione che attraversa il Friuli degli anni '70: anarchici, centri sociali, controculture e poesia. Non un’operazione nostalgica, ma un modo per interrogare il presente attraverso le esperienze del passato.

In un tempo in cui lo spazio pubblico viene progressivamente svuotato e militarizzato, rivendichiamo la necessità di luoghi aperti, attraversabili, conflittuali. Luoghi in cui discutere, organizzarsi, immaginare alternative.

Perché il disordine, quando rompe l’ingiustizia, non è un problema: è una possibilità.

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