Nel 2016 Monfalcone aveva eletto a sindaco una leghista, sedicente ecologista, Anna Maria Cisint.
Il cavallo di battaglia della candidata era l’ambiente e la salute, da figlia di una vittima dell’asbestosi illustrava i danni prodotti dalla centrale a carbone su una popolazione già segnata dall’esposizione all’amianto, sventolava, con Sabina Cauci, studi epidemiologici che dimostravano l’alta mortalità della popolazione monfalconese, vittima di tumori e cardiopatie.
Il clima elettorale, surriscaldato da interventi su salute e ambiente, non si era ancora spento che la neoeletta sindaca Cisint già partiva con l’epopea del cemento, mandando nel vento le promesse politiche di salvaguardia e tutela!
In nove anni sono state investite svariate decine di milioni di euro, foraggiate da una regione amica, per interventi molto impattanti, nella città dove il consumo di suolo è il più alto della regione.
Un governo regionale che aveva, politicamente ed economicamente, sostenuto la leghista che portava i voti degli elettori di bocca buona. Era una persona abile nel spaventare e circuire una popolazione stressata dalle politiche di Fincantieri, la grande impresa di Stato.
Il riscaldamento climatico era già noto all’epoca, ed era diventato sempre più evidente nei lunghi anni di governo della città. Nel frattempo la sindaca, dopo aver disatteso le promesse elettorali sulla tutela di ambiente e salute, aveva cambiato bersaglio inventando un nuovo, utile nemico, l’Islam.
Le politiche di mitigazione climatica della giunta Cisint sono state ridicole, come gli alberelli di largo Isonzo, chiamati pomposamente “Parco Fallaci” o i poveri cespuglietti del rione Enel a fronte di un accanito sterminio del preesistente.
Gli alberi “de quei de prima” erano diventati un nemico da abbattere, attraverso un ecocidio perpetrato con metodo e sapienza da ragioniere. Trasformare la città, piegare e ridisegnare è stato il mantra di Cisint e compagnia.
Le ultime vittime, in ordine di tempo, sono stati i meravigliosi pini marittimi di Marina Julia, rimossi da una località spacciata come un fiore all’occhiello. Una spiaggia dove insistono interventi a pioggia, milioni di euro per alterare la linea di costa, con l'assurdo pontile e sterminare l’ecosistema marino con camion di ciottoli versati sulla spiaggia.
Dopo dieci anni di cura Cisint, la città è traghettata a Fasan e Monfalcone la bella, la rinata si ritrova la piazza, trasformata in un' isola di calore.
Ma l’ingordigia non da tregua, non si è mai sazi di cemento e si vuole lo scalpo dell’ultimo polmone verde, in via Grado si farà il Campus scolastico, la cattedrale nel deserto che inghiottirà il bosco, la flora e la fauna di un territorio fertilissimo.
Il cemento non si mangia però ingrassa le tasche.
