Uno spazio per i giornalisti anarchici Berneri e Tresca a Ronchi

Leali delle Notizie in campo per la Giornata mondiale della Libertà di Stampa

Nel pomeriggio, giovedì 30 aprile 2026 alle 17, nei pressi della Biblioteca Sandro Pertini (androna Palmada 1, accanto al Municipio) inaugurazione di due nuovi pannelli della passeggiata dedicati a Carlo Tresca (sindacalista, giornalista, editore, anarchico, antifascista e drammaturgo italiano naturalizzato statunitense, editore di giornali e leader del movimento operaio negli USA, assassinato a New York l’11 gennaio 1943) e Camillo Berneri (filosofo, scrittore e anarchico italiano, ucciso nel maggio 1937 a Barcellona durante la battaglia intestina al fronte antifascista spagnolo nell’ambito della guerra civile), che saranno ricordati da Luca Meneghesso, storico e vicepresidente dell’associazione Patatrac.


Uno spazio per i giornalisti anarchici Berneri e Tresca a Ronchi

da Umanità Nova

I nomi delle vie e degli spazi delle città in cui viviamo ci parlano. A Ronchi dei legionari è forte questa consapevolezza grazie agli approfondimenti e stimoli del gruppo Ronchi dei partigiani che ha messo la questione in agenda da una dozzina d'anni.

A Ronchi non solo l'intitolazione della località, ma anche l'odonomastica – i nomi delle vie e delle piazze – è piuttosto confusa. L'amministrazione comunale ha scelto nel corso degli anni nomi anche in contrasto tra loro. Da piazza Oberdan – dove è stato catturato l'aspirante regicida – percorrendo via Roma si giunge in piazza Franz Joseph. Dalla vittima al carnefice. Lungo la strada si lambisce piazzetta dell'emigrante, piazzale martiri delle foibe, fino a piazza dell'unità: sede del municipio e dove c'è il monumento ai partigiani. Una grande confusione: tenere insieme tutto, contro ogni logica apparente o meglio secondo quell'idea di memoria condivisa così tipica del pensiero unico contemporaneo che mastica e sputa ogni nome del passato.

A Ronchi ha sede un'associazione – Leali delle notizie – che si occupa di giornalismo. Ogni anno qui realizza un festival e da tempo ha organizzato una “Passeggiata della libertà di stampa e di espressione” che percorre le vie della località con cartelli che ricordano la vita e la morte di giornalisti uccisi nell'esercizio della loro funzione. Anche questa passeggiata contiene alcune contraddizioni. Tra i nomi Enzo Baldoni e Vittorio Arrigoni, ma anche il neofascista triestino Almerigo Grilz, addetto stampa della Renamo, la criminale formazione antigovernativa che fece orrende stragi di civili in Mozambico.

All'interno delle contraddizioni di queste denominazioni, l'associazione Patatrac di Monfalcone ha avanzato la candidatura di due giornalisti da aggiungere alla lista: Camillo Berneri e Carlo Tresca. Due figure eminenti della storia del movimento operaio e anarchico e del giornalismo colpevolmente dimenticate per la loro scomodità: contro l'autoritarismo, il fascismo, gli affari di palazzo con soggetti malavitosi.

La proposta fatta l'anno scorso è stata accolta e il 30 aprile alle ore 17 ci sarà l'inaugurazione ufficiale delle due targhe che già sono state poste fisicamente dietro la biblioteca di Ronchi.

L'accoglimento della proposta ha suscitato stupore, ma anche entusiasmo tra chi in zona si riconosce nelle idee libertarie. Nel 2021 a Monfalcone era caduta nel vuoto la proposta di dedicare uno spazio all'anarchico Giuseppe Nicolausig e a Dioniso Rizzardini nel centenario del loro assassinio per mano fascista. Anche lo spazio per una targa a ricordo dei disertori di tutte le guerre è stato negato dal Comune di Monfalcone, tutto teso nella sua narrazione della città come italianissima e orgogliosa del suo passato guerresco.

Inserire Camillo Berneri e Carlo tresca nella “Passeggiata per la libertà di stampa e di espressione” non è solo un'importante recupero della memoria di due figure fondamentali per il giornalismo del movimento operaio e anarchico degli anni '20-'40 del secolo scorso, ma anche il riconoscimento di uno spazio pubblico per tutta la Ronchi anarchica e libertaria.

L'intitolazione a Berneri e Tresca offre inoltre la possibilità nel prossimo futuro di collaborazioni con altre realtà. In particolare con l'Archivio Berneri-Chessa di Reggio Emilia che tramite la sua curatrice Fiamma Chessa ha già dato tutta la sua disponibilità e che ha salutato con piacere questa inaspettata notizia.

Riprendiamoci le strade a partire da queste presenze simboliche ma fondamentali nella costruzione dell'identità di luoghi e comunità.


Discorso:

Buongiorno a tutte e a tutti.

Comincio ringraziando l’associazione “Leali delle Notizie” e, in particolare, il presidente Luca Perrino, per aver voluto accogliere la proposta di dedicare due targhe a Camillo Berneri e Carlo Tresca, giornalisti, militanti, antifascisti, figure centrali del movimento libertario del Novecento.

La proposta dell'associazione Patatrac di Monfalcone risale all’anno scorso. Vederla oggi realizzata aggiunge una memoria importante a questa passeggiata dedicata alla libertà di stampa e di espressione: una memoria che riguarda non solo due grandi intellettuali, ma due uomini che hanno pagato con la vita la coerenza tra pensiero e azione.

Vorrei ricordare qui anche Matteo Dean, attivista e giornalista triestino morto in Messico l’11 giugno 2011 in circostanze che ancora lasciano spazio al sospetto dell’omicidio. È una figura che meriterebbe, forse un giorno, di essere ricordata in questo stesso percorso.

Lo spazio che oggi inauguriamo parla però anche alla Ronchi anarchica e libertaria, che credo sia giusto evocare, almeno per cenni, attraverso alcune figure.

Antonio Fontanot, “Toni Panetto”, muggesano, anarchico già a fine Ottocento, poi socialista, arrivato a Ronchi con l'apertura del Cantiere. Capostipite – assieme al fratello Giacomo – della famiglia antifascista Fontanot. Morì a Dachau.

A Ronchi è sepolto Bernardo Bacicchi, padre di Silvano, membro del Circolo libertario di coltura di Trieste nel 1906 e dell’Associazione del Libero Pensiero nata dopo l’assassinio a Barcellona del pedagogista libertario Francisco Ferrer, evento scatenante del primo sciopero politico al Cantiere di Monfalcone.

Di Ronchi era anche Ermenegildo Gon, inafferrabile spazzacamino anarchico, disertore della Prima guerra mondiale, che tenne unito il gruppo anarchico monfalconese dal primo dopoguerra agli anni Sessanta.

Mario Visintin, falegname in cantiere e poeta, subì la perquisizione della casa dopo Piazza Fontana.

Così come Mario Candotto, scomparso l’anno scorso, che il prossimo due giugno avrebbe compiuto cento anni.

E Balduino Zambon, colpito anch’egli dalla repressione antianarchica del 1969. Educazionista libertario, donatore di libri sul pensiero anarchico alla biblioteca civica.

Poi gli anarchici della Comune di Ronchi negli anni Settanta, il centro sociale Sempre Kontro negli anni Novanta.

Alcune di queste storie possono raccontarle meglio per averle vissute in prima persona alcuni tra i presenti qui oggi.

La storia del movimento anarchico è la storia dei suoi militanti. Mi pare che dimenticarne uno significhi fare torto a tutti.

Ma è anche vero che alcune figure hanno avuto un'influenza maggiore.

Camillo Berneri e Carlo Tresca sono tra queste.

Non appartengono solo al passato.

Parlano ancora al presente.

Camillo Berneri nasce a Lodi nel 1897 ma cresce politicamente a Reggio Emilia. Giovanissimo aderisce al socialismo, nella scuola di Prampolini, di Zibordi, di Bellelli. Una scuola fatta di tolleranza, pragmatismo sociale, ascetismo politico.

Poi, nel rifiuto della prima guerra mondiale, approda all’anarchismo.

Ma sarà sempre un anarchico sui generis.

Troppo libertario per i socialisti, troppo repubblicano e federalista per certi anarchici ortodossi.

Un anarchico senza patria, potremmo dire.

Agnostico, comunista, federalista, libertario.

Studioso infaticabile, spirito aperto ai problemi culturali, politici e sociali.

Si trasferisce a Firenze, si laurea in filosofia, frequenta Salvemini e i fratelli Rosselli, collabora con Gobetti e con “Rivoluzione Liberale”, fonda il circolo “Politica”, scrive su “Umanità Nova”, “Il Pensiero Sociale”, “L'Adunata dei Refrattari”.

Scrive di rivoluzione e riforme, di psicologia del dittatore, di femminismo, di consigli operai, di federalismo, di cooperazione.

È un rivoluzionario umanista: con il proletariato, ma mai populista; contro il dominio, ma mai dogmatico.

Perseguitato dal fascismo, nel 1926 è costretto all’esilio.

Fa il muratore in Francia, come Pertini.

Espulso dalla Francia su pressione italiana, inizia un pellegrinaggio da paese a paese.

Lo hanno definito “l’antifascista più espulso d’Europa”.

Già questo dice qualcosa del personaggio.

Nel 1936, appena saputo del colpo di Stato franchista, parte per la Spagna.

Con Carlo Rosselli e Mario Angeloni contribuisce alla formazione della prima colonna italiana di volontari a difesa della Repubblica.

Collabora con il settimanale e con i Quaderni di “Giustizia e Libertà”. Dirige “Guerra di Classe” da Barcellona.

Combatte il fascismo, ma non tace di fronte all’autoritarismo stalinista.

Ed è questa sua indipendenza a renderlo scomodo.

Nel maggio 1937, nei giorni tragici di Barcellona, viene sequestrato e assassinato da milizie staliniste.

Il suo corpo viene lasciato in una delle principali piazze della capitale catalana.

Il giornale comunista “Il Grido del Popolo” scrisse pochi giorni dopo una frase agghiacciante:

Camillo Berneri è stato giustiziato.”

Come se rivendicasse moralmente e politicamente il delitto.

Di Berneri voglio ricordare una frase:

L’utopista accende stelle nel cielo della dignità umana, ma naviga in un mare senza porti”.

Dentro c’è tutta la sua grandezza.

E anche la sua solitudine.

Carlo Tresca nasce a Sulmona nel 1879.

Ribelle per definizione.

Indocile a ogni disciplina.

Uno di quei personaggi che lo scrittore Maurizio Maggiani mette nel pantheon dei Don Chisciotte del mondo.

Emigra negli Stati Uniti per sfuggire alla repressione.

Lì diventa giornalista, organizzatore, agitatore.

Sta con i minatori, le tessitrici, i lavoratori migranti.

Con gli Industrial Workers of the World.

Con quelli che non avevano voce.

Parla di “Bread and Roses”.

Pane e rose.

Giustizia e dignità.

Dopo la morte di un operaio italiano lancia il grido della “Holy Revenge”, la santa vendetta, che accende uno degli scioperi più combattivi dell’America di allora.

Anima la mobilitazione per Sacco e Vanzetti, trasformando un caso giudiziario in una battaglia globale per la giustizia.

Viene arrestato più di venti volte.

Non indietreggia davanti a nulla.

Quietamente insurrezionale”, è stato detto di lui.

Mi pare una definizione bellissima.

Alto, elegante, il cappello a tesa larga, il fiocco nero bordato di rosso, la voce da tenore.

Un personaggio quasi epico.

Ma soprattutto un uomo intellettualmente onesto.

L'uomo più buono del mondo” è stato definito.

Questo è anche il titolo di un documentario su di lui che sarebbe bello vedere insieme qui a Ronchi magari con Maurizio Maggiani o Enrico Deaglio che su di lui hanno scritto pagine imperdibili.

Fonda e dirigeIl Martello”, che arriva a tirature straordinarie.

Da qui attacca il fascismo. Non solo quello di Mussolini in Italia ma anche quello che – anche tramite la malavita newyorchese – cerca di insinuarsi nella società americana.

Se la prende in particolare con Generoso Pope, il classico self-made man che da palazzinaro diventa potente editore di giornali e radio, capace di influenzare politica ed economia americana anche attraverso legami con la malavita. (Tra parentesi ricordo che tra i radiocronisti al servizio di Pope c’è anche un giovane destinato a diventare poi celebre in Italia con un altro padrone non troppo diverso: Mike Bongiorno).

La guerra di Spagna segna una definitiva rottura tra Tresca e gli stalinisti. Tresca accusa il triestino Vittorio Vidali di essere “comandante di spie, ladri e assassini”.

La morte del giornalista abruzzese nel gennaio 1943 a Mahnattan è una storia emblematica.

Tresca era un intralcio per molti.

Fu la mafia a liquidarlo su stimolo dei fascisti con sollievo degli stalinisti.

Al suo funerale, ottanta automobili cariche di fiori.

Una leggenda popolare.

Qualcosa di più grande della storia, per usare ancora Maggiani.

Eppure una storia quasi rimossa.

Una damnatio memoriae impressionante quella verso Berneri e Tresca.

Come se questi ribelli fossero delle minacce anche da morti.

Ecco perché ricordarli oggi non è solo un atto formale.

È un gesto politico e civile.

Berneri e Tresca parlano al presente.

Avevano capito che il fascismo non era solo un problema italiano.

Era una malattia europea.

Mondiale.

Un metodo.

Una cultura del dominio.

Questo lo avevano compreso prima di molti altri.

Le loro pagine parlano al presente anche per la critica ai sistemi di manipolazione, ai servizi segreti, alle lobby economiche, alle connivenze fra autoritarismo e interessi.

Molto di ciò che scrivevano ci appare sorprendentemente attuale.

Come molti migranti di oggi, vissero l’esilio non come fuga, ma come rilancio in contesti diversi della loro vita e anche della loro lotta. Che poi era la stessa cosa.

Trasformarono lo sradicamento in internazionalismo.

Il giornalismo come strumento per unire le lotte di lavoratori e lavoratrici contro lo sfruttamento e contro il fascismo.

E Berneri, col suo federalismo libertario, parla persino a esperienze contemporanee come quella del Rojava, uno dei più interessanti laboratori politici del nuovo millennio.

Nel 1936 la Pravda”, “la Verità”, annunciava la liquidazione di anarchici e trotskisti in Spagna.
Oggi su “Truth” si lanciano minacce a intere civiltà.

Cambiano i mezzi.

Talvolta i meccanismi sembrano sinistramente simili.

E allora nelle pagine e negli esempi di Berneri e Tresca troviamo non solo memoria, ma anticorpi.

Orientamento.

Stimolo critico.

Coraggio.

E vorrei dire una cosa importante in una giornata dedicata alla libertà di stampa:

Berneri e Tresca non furono soltanto giornalisti militanti.

Furono esempi di giornalismo libero perché scomodo.

Non neutrale, ma indipendente.

Che non è la stessa cosa.

Un giornalismo che non cercava equidistanza dal potere, ma verità contro il potere.

Ed è forse la lezione più urgente di tutte.

Guardando al futuro, porto qui anche la disponibilità alla collaborazione dell’Archivio Chessa-Berneri di Reggio Emilia e il saluto della curatrice Fiamma Chessa.

Nel 2027 cadrà il novantesimo anniversario della morte di Berneri.

Potrebbe essere una grande occasione per approfondire questa memoria e avviare una collaborazione viva tra territori, archivi, associazioni, percorsi culturali.

Perché la memoria o è viva o è retorica.

E Berneri e Tresca non meritano retorica.

Meritano di continuare a provocare e spronare.

Ricordare Berneri e Tresca non significa soltanto rendere omaggio a due martiri dell’antifascismo libertario. Significa ricordare che il giornalismo, quando è libero, è conflittuale.

Loro scrivevano sapendo di rischiare.

E anche oggi, in molte parti del mondo, si scrive sapendo di rischiare.

Dalla Palestina all'Ucraina, alle guerre dimenticate fuori dai confini d’Europa, la libertà di stampa continua a pagare un prezzo altissimo.

E allora Berneri e Tresca non sono soltanto memoria storica.

Sono parte di una genealogia di insubordinati.

Di donne e uomini che pensano che dire la verità sia un dovere prima che un diritto.

Questo riguarda anche noi.

Perché la censura non arriva sempre in uniforme battendo i tacchi.

A volte si presenta come concentrazione editoriale, precarietà del lavoro giornalistico, propaganda travestita da informazione, gestione clientelare dei fondi per la cultura e l'editoria.

A volte la libertà di stampa non viene soppressa: viene svuotata.

Ed è forse un pericolo ancora più subdolo.

Per questo ricordare due giornalisti anarchici assassinati significa difendere, qui e ora, il diritto di disturbare il potere.

Il diritto di dissentire.

Il diritto di raccontare ciò che qualcuno vorrebbe taciuto.

Ed è, in fondo, il significato più profondo di questa giornata.

Vorrei chiudere tornando all’inizio.

Queste targhe ci interrogano.

Ci chiedono che cosa significhi oggi libertà.

Che rapporto ci sia fra parola e responsabilità.

Che cosa voglia dire opporsi.

Che cosa significhi non piegarsi.

Berneri e Tresca ci ricordano che si può essere sconfitti senza essere vinti.

Che si può continuare a parlare attraverso il tempo.

Ed è per questo che oggi li ricordiamo.

Non per nostalgia.

Ma per compagnia.

Perché nel presente difficile che attraversiamo abbiamo ancora bisogno della loro voce.

Viva Berneri!

Viva Tresca!

Viva l’anarchia!

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