Inaugurazione / Otvoritev :
venerdi 13 marzo / petek 13. marca
h 17.00 CARINARNICA: Fabian Riz Orkestra
h 19.30 CASA DEL POPOLO: Giancarlo Lombardi live
Il festival Geografie di Monfalcone si presenta, sin dalla sua nascita nel 2019, come un dispositivo culturale che vorrebbe “indagare i cambiamenti globali e le identità locali”, offrendo una pluralità di voci, incontri e narrazioni sul mondo contemporaneo. Nelle sue diverse edizioni, ha avuto come parole d'ordine: “rotte del vivere”, “mappe del nostro tempo”, “confini”, “identità in evoluzione”, con l'ambizione di costruire un “osservatorio” sul presente.
Eppure, proprio questa apparente apertura globale rivela una contraddizione strutturale. Il mondo evocato da Geografie è un mondo selezionato, filtrato, addomesticato. Gli ospiti, i temi, le traiettorie culturali restituiscono un panorama che privilegia figure mediatiche, opinionisti, narratori già integrati nel circuito editoriale dominante, conservatore e reazionario. Le “geografie” proposte sono spesso interiori, simboliche, psicologiche, oppure declinate in chiave divulgativa e spettacolare, mentre risultano sistematicamente marginalizzate le geografie materiali del lavoro, della migrazione e dello sfruttamento.
Ogni anno, attorno alla "Giornata del Ricordo", ci viene raccontato che sulle foibe sarebbe calato per decenni un silenzio colpevole. Ma questa narrazione non regge alla prova dei fatti.
Già nel 1947, a pochissimo tempo dalla fine della guerra, il settimanale anarchico "Umanità Nova" affrontava apertamente il tema, mostrando una lucidità che oggi manca spesso nel dibattito pubblico. Nell’articolo dedicato a un episodio avvenuto nei pressi di Trieste, il giornale non nega l’orrore delle uccisioni né il dolore delle vittime. Al contrario, ne riconosce la gravità, ma rifiuta consapevolmente l’operazione politica che la stampa nazionalista tentava – e tenta ancora – di costruire attorno a quei fatti. Continua a leggere
L’amministrazione comunale di Monfalcone in questi giorni ha fatto installare nuovi cartelli di tipo stradale in prossimità della scalinata del porticciolo, sui quali si può leggere il divieto di sedersi sulle gradinate nel punto più a nord del Mediterraneo. Al di là della contraddizione in termini, questo ennesimo divieto ha evidentemente come finalità quella di provocare ulteriormente una comunità pacifica, sperando in una reazione violenta della stessa al fine di avere poi una giustificazione per tutte le bugie che queste amministrazioni ci hanno raccontato. Bugie che affondano le proprie radici nelle inquietudini umane che i cambiamenti inevitabilmente portano. Un’ansia trasformata ad arte per diventare paura. Una trasformazione pilotata da ambizioni elettorali insensate che mistificano la realtà per ottenere facili voti. Continua a leggere
Incontro con Marco Pandin, proiezione del documentario sui Crass "the sound of free speech" e Coral & her invisible band (cover punk in acustico).
A seguire un po' di dj con selezione anarcopunk e crust.